Curling, storia e regole dello sport più curioso delle Olimpiadi invernali

Curling, storia e regole dello sport più curioso delle Olimpiadi invernali
La stone, la pietra che viene lanciata sulla pista ghiacciata di curling per mettere a segno un punto. (AP Photo/Fatima Shbair)

Tutto quello che c’è da sapere sulla disciplina olimpica

L’Italia riscopre la mania per il curling. Il bronzo conquistato alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026 da Stefania Constantini e Amos Mosaner nel doppio misto contro la Gran Bretagna ha fatto riesplodere l’entusiasmo per il più curioso degli sport invernali, che ora viene mimato in migliaia di case italiane tra scope e robot per le pulizie. Ma quando nasce il curling e soprattutto quali sono le regole?

Le origini del curling: dalla Scozia a Milano Cortina 2026

Le prime tracce dell’esistenza di questo sport si perdono addirittura nella Scozia del Medioevo, ma le testimonianze certe risalgono agli inizi del Cinquecento. A distanza di secoli, è Kilsyth, città di poco meno di 10mila abitanti, a rivendicare la paternità del curling: è in questo piccolo centro sperduto nel centro della Scozia che nel 1716 si sarebbe costituito il primo curling club della storia, tutt’oggi attivo e provvisto anche di una sezione femminile. Nei primi decenni dell’Ottocento, dal nord del Regno Unito il curling avrebbe poi attraversato l’Atlantico per sbarcare negli Stati Uniti e soprattutto in Canada grazie all’arrivo dei migranti scozzesi. La diffusione in Europa, a partire dalla Svezia e dalla Svizzera, sarebbe invece avvenuta a ridosso del Novecento.

L’esplosione del curling, che nel tempo ha raggiunto Paesi insospettabili come Giappone, Cina, Nord Corea, Australia e Italia, ha trovato la consacrazione olimpica con in Giochi invernali di Nagano, nel 1998. Quasi trent’anni dopo il riconoscimento del Comitato Olimpico Internazionale, complici le prestazioni fenomenali del duo Constantini-Mosaner prima con l’oro di Pechino 2022 e ora con il terzo posto di Milano Cortina 2026, anche i tifosi azzurri scoprono la passione per uno sport che spesso è stato sbeffeggiato da chi non lo conosceva.

Curling, storia e regole dello sport più curioso delle Olimpiadi invernali
Gli italiani Amos Mosaner e Stefania Constantini gareggiano contro la Gran Bretagna durante la partita di curling doppio misto per la medaglia di bronzo, alle Olimpiadi invernali del 2026, a Cortina D’Ampezzo, Italia, martedì 10 febbraio 2026. (AP Photo/Misper Apawu)

Curling: come si gioca

Se in origine il curling era sintetizzabile come una sorta di gioco delle bocce sul ghiaccio, con dei veri e propri sassi che venivano lanciati sul ghiaccio, oggi le cose sono cambiate. Sul fondo della pista, che deve essere ben livellata e che non può essere più lunga di 46 metri, c’è la “casa“, una serie di tre anelli concentrici su cui devono essere piazzate le stone, i massi che l’atleta lancia con l’obiettivo di arrivare al centro. Per ottenere un punto, è necessario che la stone tocchi almeno il margine dell’anello più piccolo.

La stone ha un peso compreso tra i 17 e i 20 kg, ha un diametro di 91 centimetri e deve essere alta almeno 11. È fatta di granito e sulla sommità ha un manico che aiuta il giocatore nel lancio e soprattutto nella curvatura del sasso. Più la stone rallenta, più l’effetto curl (curvatura), che dà il nome alla disciplina, è marcato.

Perché si spazzola nel curling

Per aumentare o diminuire la piega che prende il sasso una volta lanciato, l’atleta si aiuta con la scopa: sfregando con energia la pista ghiacciata, infatti, si riduce l’attrito con la pietra e diminuisce l’effetto del curl. Le pietre curvano di più man mano che rallentano: se si spazza subito aumenta la distanza percorsa dal sasso e si raddrizza il percorso; se invece si spazza nella parte finale del percorso, aumenta il curl e la distanza percorsa lateralmente.

Quanto dura una partita e come funziona il punteggio

Una partita di curling si compone di otto o dieci parziali, chiamati end, e ha una durata compresa tra le due e le tre ore. Ciascuna squadra ha un massimo di 73 minuti per completare i lanci a propria disposizione. In caso di pareggio, si aggiunge un’ulteriore mano di gioco, l’extraend, durante il quale ogni team ha 10 minuti di tempo di gioco per finire i lanci.

Nelle gare a squadre, composte di quattro membri, gli end sono dieci e i lanciatori sono due, con otto stone da piazzare per team. Nel doppio misto, invece, i parziali sono otto e in ogni mano si lanciano 5 sassi. Gli ultimi end possono anche non essere giocati, se il divario di punteggio è tale da rendere impossibile un pareggio.

I punti vengono assegnati alla fine di ogni end. La squadra o il singolo giocatore che ha la pietra più vicina alla zona centrale della “casa” vince la mano. Inoltre, viene riconosciuto un punto per ciascuna delle stone più vicine al button (centro) rispetto alla pietra avversaria a sua volta più prossima al centro. Le posizioni di tutti i sassi più lontani di quella dell’avversario non fanno alcuna differenza per il punteggio. A vincere la partita è la squadra che mette a segno più punti.

A causa della forma della stone, che ha i bordi inferiori arrotondati, può essere difficile capire a occhio nudo quale delle due pietre è più vicina al button o se un sasso tocca o meno i cerchi. Per far fronte a questa difficoltà, si utilizzano dispositivi di misurazione che possono essere portati in campo solo alla fine dell’end. La strategia della squadra o del singolo lanciatore, quindi, non può essere influenzata nel corso della mano, ma si basa solo su quello che si vede.

Curling a squadre: quanti sono i giocatori e che ruolo hanno

Una squadra di curling è formata da quattro giocatori.

I ruoli sono ben definiti: si chiama lead colui o colei che effettua i primi due tiri, mentre viene definito second il compagno o la compagna che, forte della propria precisione e potenza, lancia la stone per eliminare le pietre avversarie.

La tattica viene tracciata dallo skip, il capitano del team, che inoltre ha il compito di tirare per ultimo. A suo supporto ha il vice-skip o third, che aiuta nella strategia e lancia per terzo.

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