L'ex ct della nazionale italiana di ciclismo: "Senza parole, siamo sempre qui a piangere amici e persone che vanno in bici"

“Sono senza parole”. Davide Cassani, ex ciclista e ct della nazionale italiana, commenta così, con il fiato spezzato dal pianto, la morte di Davide Rebellin. “Purtroppo non è il primo a morire in bici per strada e non sarà neanche l’ultimo, siamo sempre qui a piangere amici e persone che vanno in bici. Sono veramente triste, perché abbiamo perso un altro ragazzo, uno che dopo trent’anni di bicicletta aveva smesso di correre appena un mese fa. Incredibile, atroce, uno che dedica tutta la sua vita alla bicicletta dopo un mese andando un giro in bici perde la vita”, ha dichiarato Cassani a LaPresse. “Ricordo quando abbiamo corso insieme nel ’94 e ’95, andammo a fare un allenamento alle Canarie e nonostante lui fosse un giovane e io dieci anni più di lui quando si tornava in albergo lui ‘allungava’ sempre. È sempre stato un professionista esagerato. Viveva per correre in bicicletta, silenzioso, mai visto arrabbiarsi. Un buono, a dispetto di tutti amava la bici e questo gli dava gioia”.

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