Il 24enne corridore piemontese sulla crono di sabato: "Speriamo di prendere questa maglia che è davvero importante"

Sulle note di Ennio Morricone, onorando Dante con cui tornare ‘A riveder le stelle’. Il Giro d’Italia si presenta nel segno della rinascita e della ripartenza sul palcoscenico del Castello del Valentino, a Torino, teatro della prima tappa in programma sabato. E lo fa con tutto il suo carico di storia e di pathos, musica, festa e colore. Nella prima capitale d’Italia che ospita il via della corsa rosa a 160 anni dall’Unità d’Italia, sono sfilate le 23 squadre e i 184 corridori che animeranno l’edizione numero 104, uno dei più duri degli ultimi anni. Il tracciato è infatti quantomai impegnativo con otto arrivi in salita (Sestola, Ascoli Piceno, Guardia Sanframondi, Campo Felice, Zoncolan, Sega di Ala, Alpe di Mera e Alpe Motta) e 36 chilometri di sterrato (la nona tappa, a Rocca di Cambio, e la undicesima, a Montalcino) a rendere epiche le strade del Giro. Le squadre sono state sottoposte mercoledì ad una serie di tamponi molecolari previsti dal protocollo dell’Uci: si è trattato di circa 650 test necessari per garantire la massima sicurezza e ottenere quel successo organizzativo dimostrato già lo scorso anno, quando in autunno, per l’edizione del 2020 dirottata ad ottobre, vennero eseguiti seimila test tra tamponi e antigenici.

Difficile trovare un favorito per la maglia rosa di Milano. Gli occhi sono puntati su Egan Bernal vincitore del Tour del 2019 ma lo stato di forma di Simon Yates, con la Vuelta del 2018 in bacheca, alimenta le sue chance di vittoria finale. Entrambi non si sono mai imposti al Giro e dunque c’è una motivazione in più per i due favoriti. C’è da capire quali saranno le condizioni di Vincenzo Nibali, capace di vincere la sua battaglia presentandosi alla corsa rosa dopo la frattura del radio destro a metà aprile che sembrava pregiudicare la sua presenza. “Non so come arrivo al Giro. Per me è stato importante riuscire ad essere presente. È stato un periodo molto difficile. Non so come sto di condizione. Sono rimasto fermo circa dieci giorni dall’infortunio. Ero tornato dal Teide e avevo fatto un paio di giorni di leggero scarico, avrei dovuto recuperare un po’ di energie per il Tour of the Alps. Da lì si è aggiunto l’infortunio, poi i giorni di recupero”, ha dichiarato il siciliano nel giorno della presentazione. “Soltanto lunedì, con la visita di controllo, mi hanno detto che la placca non si è spostata. E le lastre di controllo andavano molto bene, e la frattura era in fase di guarigione. Quindi vediamo come partire in questo Giro d’Italia, che vivrò giorno per giorno. Non posso fare grandissimi proclami adesso”, ha ammesso il campione siciliano con due Giri, un Tour e una Vuelta da inserire negli almanacchi. A 36 anni la sfida è assai complessa, nessuno a questa età ha vinto il Giro ma la pedina d’oro della Uae Emirates non si tirerà indietro.

Subito a caccia di una maglia rosa ci proverà Filippo Ganna, che nel suo Piemonte ha l’occasione con la crono di sabato di inaugurare al meglio la corsa, come fece già ad ottobre con la tappa d’esordio di Monreale: “Speriamo di non deludere nessuno. Le gambe non possono essere al 100%. Abbiamo recuperato bene dal Romandia. Speriamo di prendere questa maglia che è davvero importante”, ha dichiarato il cronoman di Verbania, che nel 2020 conquistò quattro tappe, l’ultimo proprio a Milano, nel giorno del trionfo del britannico Tao Geoghegan Hart che strappò la maglia all’australiano Jai Hindley proprio all’ombra del Duomo.

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