Confortola vs Moro, polemiche sugli 8.000: “Foto taroccate”

Confortola vs Moro, polemiche sugli 8.000: “Foto taroccate”
Simone Moro

La polemica tra i due alpinisti

La feroce polemica sta tenendo banco nel mondo dell’alpinismo e non solo, e la ‘lite’ a colpi di accuse e controaccuse tra Marco Confortola e Simone Moro, due dei più importanti alpinisti italiani, sta facendo anche il giro dei social. Nei giorni scorsi Confortola aveva annunciato di aver scalato il Gasherbrum I, una montagna di 8.080 metri della catena del Karakorum, in Pakistan, entrando così nel ristretto gruppo di chi è arrivato in vetta a tutti e 14 gli 8mila.

Martedì però in un’intervista sulla rivista del Club Alpino Italiano ‘Lo Scarpone’, Moro lo ha accusato di aver mentito riguardo a diverse di quelle scalate, esprimendo pubblicamente dei dubbi sulle sue imprese. Moro non ha usato giri di parole: “Sforzandomi nel massimo della pietà umana, penso che Confortola abbia una sorta di patologia. Ha la sua verità di quei momenti vissuti lassù, dove nessuno è lucido, e grida questa verità con tutta la sua convinzione. Ma questo non significa che si possa costruire una carriera sulla menzogna o sulle tue pseudo allucinazioni di vetta”.

Le accuse di Moro a Confortola

Moro è stato duro e diretto nelle sue accuse al collega, spiegando anche che non è il solo a pensarla così: “Tra di noi alpinisti ce lo siamo sempre detti, ma nessuno della comunità ha mai avuto il coraggio di esporsi chiaramente”. La sua presa di posizione, ha precisato, “non è contro Confortola, ma a favore della verità e degli obblighi e doveri di un alpinista: se vai nelle scuole, se vuoi fare il formatore, vuol dire che sei un simbolo di onestà, del senso civico e dei valori. E nei valori c’è anche quello della verità e di saper provare la tua verità”. 

Moro si mostra sicuro delle sue accuse: “Sono stato 121 volte in Nepal, da quasi 35 anni vado lì e posso dire che non si muove foglia nel mondo di quelle scalate senza che non lo venga a sapere e come me moltissime altre persone. Oggi è impossibile nascondere qualcosa. Ho raccolto e mostrato molte versioni di persone diverse che dicono e scrivono nero su bianco che Confortola queste vette non le ha salite. Allora abbiamo chiesto pubblicamente: mi dimostri per piacere che tu queste vette le hai salite? Mi fai vedere le foto di vetta? E già a questa domanda arriva la risposta: tante delle foto di vetta non sono le sue e sono taroccate senza timore di smentita, visto che sono state fatte vedere ai veri autori e pure fatte analizzare da esperti grafici e fotografi”.

Moro cita diversi casi: il Lhotse, il Makalu, il Kangchenjunga, l’Annapurna, il Dhaulagiri e il Nanga Parbat: tutte montagne sopra gli 8mila metri e sulle quali Confortola non sarebbe salito, almeno non fino in vetta.

La replica di Confortola

Confortola, 54 anni, nel 2008 rimase coinvolto nel cosiddetto ‘disastro del K2‘: undici persone morirono tentando di scalare la vetta, la seconda più alta del mondo. Confortola subì l’amputazione di tutte le dita dei piedi per congelamento. Immediata la sua replica, in diverse interviste, al collega che lo accusa: “Il vero problema – dice – è il mal di pancia che si ha sempre: io non metto in dubbio quello che fanno gli altri, ma qua c’è l’invidia”. “Mi dispiace – aggiunge – perché tutte le volte c’è sempre una questione, non parliamo mai di cose importanti, di cose belle, ma dobbiamo soffermarci sempre sulle polemiche. Perché non parliamo della scuola in Nepal o dell’intervento di soccorso al Dhaulagiri dove ne abbiamo salvati sette? Nella società oggi, e anche nel mondo dell’alpinismo, quante polemiche”.

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