Il Festival della Canzone Italiana è un evento di grande rilievo culturale e mediatico. L’Ad Rai Giampaolo Rossi ieri sera l’ha ribadito aggiornando i consiglieri del cda di Viale Mazzini sulla trattativa in corso con il Comune di Sanremo finalizzata all’organizzazione dell’edizione 2026 del Festival. La trattativa sta affrontando i tanti nodi legali e l’ultimatum concesso dalla Rai scade la prossima settimana, altrimenti si cambia sede. Con gli studi Rai di Torino – già collaudati con l’Eurovision Song Contest – sede favorita per organizzare l’evento. All’interno del cda, tuttavia, pur sperando che la trattativa vada a buon fine, si registra una spaccatura e sono diverse le posizioni sulla partecipazione al bando (seppure nel febbraio scorso ci fu l’approvazione all’unanimità). Si contesta soprattutto la decisione di parteciparvi una volta preso atto delle richieste elevate. È proprio questo il nodo principale della questione, perché dal Comune di Sanremo trapela irritazione per il fatto che se si partecipa a un bando significa accettarne le condizioni. Questo è stato, secondo alcuni consiglieri, l’errore di Viale Mazzini. Un errore dovuto principalmente al timore che qualche altro competitor si potesse presentare. Ma senza nessun aderente al bando la trattativa sarebbe stata meno complicata. Se per il sindaco di Sanremo, Alessandro Mager, l’esito fallimentare della trattativa metterebbe la sua poltrona fortemente a rischio con danni milionari per alberghieri, affittuari di case e commercianti, perdere Sanremo per la Rai sarebbe un vero autogol: per risparmiare rispetto ai costi delle scorse edizioni 3,5 milioni tra aumento quota Teatro Ariston e la percentuale su pubblicità eventi e gestione biglietti, c’è il rischio che gli inserzionisti potrebbero vedere un eventuale ‘piano b’ come un ridimensionamento di ascolti e quindi dello spazio pubblicitario acquistato, con la conseguenza che le entrate sarebbero inferiori rispetto ai 67 milioni record registrati lo scorso anno.
Al Bano: “Trasferire Festival come spostare Colosseo“
“Fare il Festival lontano da Sanremo è sbagliatissimo. Devono trovare a tutti i costi un accordo. Il Festival è nato a Sanremo e deve resistere a Sanremo. È un elemento storico, è come prendere il Colosseo e trasportarlo a Cellino San Marco”. Così Al Bano a LaPresse commenta la trattativa tra la Rai e il Comune di Sanremo. “Se presento una canzone al prossimo Festival? – aggiunge l’artista – Ancora non ci ho pensato. Tuttavia attendo garanzie, se non mi vogliono non me ne frega niente. Io sono stato 15 volte a Sanremo, quindi ho già dato tanto”.
Cristicchi: “Festival via da Sanremo un sacrilegio, Ariston è storia“
“Spostare il Festival da Sanremo non avrebbe senso per la storia di quel teatro e di quella città. A mio avviso sarebbe un sacrilegio, poi certo ci sono di mezzo le cose economiche che vanno affrontate e superate. Tuttavia rinunciando a Sanremo si andrebbe a toccare qualcosa che ha a che vedere con la cultura italiana, un appuntamento fisso”. Così a LaPresse Simone Cristicchi, vincitore del Festival 2007 con il brano ‘Ti regalerò una rosa’ e che nel 2025 ha commosso gli spettatori riscuotendo molti applausi con il brano ‘Quando sarai piccola’. “Su quel palco si provano emozioni particolari – aggiunge Cristicchi – anche dovuto al fatto dei milioni di persone che ti guardano. L’Ariston è un luogo dove nel corso dei decenni si è scritta la storia. Sono le persone che creano energia nei luoghi. E non dimentichiamo neanche il Premio Tenco perché anche quello si svolge all’Ariston”.

