Ne è passata di acqua del Po sotto i ponti dalla Lega di Umberto Bossi a quella di Matteo Salvini. 'Il capitano' l'ha resa un partito nazionale, il primo nei sondaggi, lontano dalla retorica sulla Padania, e il padre fondatore sembra ormai un cimelio. Alla sua storia, a 30 anni di distanza dall'atto che il 4 dicembre 1989 portò alla nascita del movimento Lega Nord, è dedicato il documentario biografico 'Umberto B. il Senatur', in onda in prima tv sul Nove giovedì alle 21.25 per la regia di Francesco Amato (poi disponibile su Dplay). Dagli inizi da leader di provincia, ideologo di una macroregione del Nord che voleva ottenere l'indipendenza e ce l'aveva con i 'terroni' e 'Roma ladrona', all'ingresso nel Palazzo, nel 1987. Poi il 'celodurismo', le gesta di Alberto da Giussano, il rituale alle sorgenti del Po, i miti celtici, le maxi adunate di Pontida. Senza contare che Bossi fu tra i primi fautori del federalismo in Italia.
Nel biopic si raccontano i suoi sodali più stretti della prima ora: Giuseppe Leoni, co-fondatore della Lega Lombarda e primo deputato eletto con Bossi nell'87, Roberto Maroni, co-fondatore della Lega ed ex presidente della Lombardia, Roberto Castelli, ex-dirigente e parlamentare, l'ex senatore Francesco Speroni. E poi l'ex presidente della Camera Irene Pivetti, l'alleato Gianfranco Fini, l'avversario Massimo D'Alema, Gad Lerner, tra i primi giornalisti a rendersi conto della nascita di una 'questione settentrionale'. Ma dopo l'ascesa vorticosa e prepotente arrivano anche i coinvolgimenti giudiziari nella stagione di Mani pulite, lo scandalo dei finanziamenti illeciti al figlio Renzo, la bufera sui 49 milioni di rimborsi elettorali spariti dalle casse del partito. Bossi rimane un esponente di spicco della Seconda Repubblica fino all'11 marzo 2004 quando, colpito da un ictus, comincia il suo declino politico e umano, e con esso la progressiva trasformazione del Carroccio.
"Oggi la Lega è un oggetto che non ha più nulla a che fare con la sua creatura originaria, prova ne è il fatto che gli stessi leghisti moderni considerino Bossi superato", sottolinea Amato, regista della serie Rai di successo 'Imma Tataranni – Sostituto procuratore' e Globo d'oro Miglior commedia nel 2017 per 'Lasciati andare'. Eppure la storia del Senatur non poteva finire in soffitta, "ha usato i cavalcavia come fossero i social, ha realizzato con i secchi di vernice quello che Beppe Grillo ha fatto venti anni più tardi col web". La sua Lega a tratti poteva sembrare "una sorta di Armata Brancaleone", come disse Mario Monicelli nel 2003, ma era "piena di maschere cinematografiche che aspettavano solo di essere raccontate".

