Morrissey a Milano: l’ex Smiths conquista tra nostalgia, poesia e irriverenza

Morrissey a Milano: l’ex Smiths conquista tra nostalgia, poesia e irriverenza

Il cantante della band di Manchester conquista ancora il suo pubblico: “In Gb ignorato dai media ma sono secondo in classifica”

Provocatorio, raffinato, enigmatico e poetico, ironico e scontroso, vittimista ma adorabile. Morrissey è tutto questo e altro e continua a sfuggire alle etichette, refrattario a farsi mettere in una teca come uomo simbolo del rock inglese, come viene considerato in patria. Sono queste le sensazioni che emergono dall’unica data italiana dell‘ex cantante degli Smiths, lunedì sera al Fabrique di Milano, sold out e stipato di fan adoranti. Il 66enne di Manchester ha appena pubblicato il 6 marzo il nuovo album ‘Make-Up Is a Lie’ (Sire/Warner Records), dopo che la Capitol del gruppo Universal aveva rifiutato di licenziare un altro disco già pronto, ‘Bonfire of Teenagers’, dedicato alle giovani vittime dell’attentato jihadista al concerto di Ariana Grande a Manchester nel 2017. Moz ha lasciato da parte quell’album, accusando la discografia e l’establishment britannico di boicottarlo. Il suo sì alla Brexit, gli elogi per il sovranista Nigel Farage e addirittura le strizzate d’occhi alla destra estrema di For Britain, gli hanno alienato le simpatie del mondo progressista inglese, The Guardian in testa, il quotidiano di sinistra diventato oggetto degli strali di Morrissey, come furono Margaret Thatcher e la Famiglia Reale negli anni ’80.

Pasolini e Little Tony nel Pantheon di ‘Moz’: “In Gb io ignorato dai media”

E introducendo uno dei pochi, solo quattro, brani degli Smiths in scaletta, ‘A Rush and a Push and the Land Is Ours’, lui si toglie un sassolino dalla scarpa: “Le radio non lo suonano, i media lo ignorano ma il disco è secondo in classifica nel Regno Unito”, annuncia orgoglioso. La serata era cominciata alle 20.20, con la raccomandazione al pubblico di arrivare puntuale, con un lungo video di oltre 40 minuti in cui compaiono gli eroi del Pantheon di Morrissey, dai New York Dolls ai Ramones, passando per David Bowie, Alain Delon e addirittura il Little Tony di ‘Cuore Matto’ mentre durante lo show sullo schermo faranno capolino anche Pier Paolo Pasolini e Brigitte Bardot. Poi con la pazienza del pubblico quasi al limite, arriva lui, jeans neri adornati di fiori e camicia nera aperta, e i fan subito si sciolgono. “Sono felice di essere qui, sono felice di essere vivo”, dice aprendo con due brani non indimenticabili del suo repertorio solista, ‘Billy Budd e ‘I Just Want to See the Boy Happy’ ma poi il pubblico esplode su ‘Suedehead’, il primo singolo post Smiths, in cui Moz sfodera le sue pose narcisiste e la sua voce da melodramma. Dal nuovo lavoro si ascoltano ‘Notre Dame’, brano con influenze elettroniche alla Pet Shop Boys, dedicato all’incendio nella cattedrale parigina, derubricato come incidente dalle autorità francesi ma oggetto di un attentato, lascia intendere lui, in vena di complottismi. La title track è un ottimo brano, al livello delle sue cose migliori, ed è un altra accusa di ipocrisia alla cultura dominate: “Il trucco è una bugia”.

Lo show tra brani solisti e classici degli Smiths

Lo show è penalizzato in parte da scelte di scaletta non felicissime dal suo percorso solista ma che poi vengono riscattate da momenti sublimi, come la straziante ‘How Soon Is Now’, di smithsiana memoria, e dall’autobiografica e polemica ‘Irish Blood, English Heart’: “Sangue irlandese, cuore inglese, questo è ciò di cui sono fatto, non c’è nessuno al mondo di cui abbia paura e nessun regime può comprarmi o vendermi. Ho sognato un tempo in cui non sentirmi razzista a essere al fianco della bandiera”. Piace invece dal nuovo lavoro la ballad melò ‘The Monsters of Pig Alley’ mentre il cuore dei fan degli Smiths va in pezzi per la disperazione romantica di ‘Last Night I Dreamt That Somebody Loved Me’. In questa fase dello show Moz mischia un po’ le carte rispetto alle scalette delle date precedenti e purtroppo salta un altro brano degli Smiths previsto, ‘I Know It’s Over’ mentre arriva puntuale ‘Everyday Is Like Sunday’, meravigliosa cartolina malinconica ‘mare d’inverno’ da una cittadina della costa inglese. ‘World Peace Is None of Your Business’ conduce all’attesa apoteosi finale, quintessenza della poetica degli Smiths e del loro cantante e autore di tutti i testi, la trascinante ‘There Is A Light That Never Goes Out’, con i suoi leggendari versi che hanno fatto struggere gli adolescenti solitari di mezzo mondo nelle loro camerette: “Portami fuori stanotte perché voglio vedere gente e vita. Guidando la tua auto, ti prego non accompagnarmi a casa. E se un autobus a due piani si schiantasse contro di noi, morire al tuo fianco sarebbe un modo celestiale di morire”. Il Fabrique è una voce unica, disseminato di cellulari a riprendere il momento. Morrissey sembra quasi commosso, si toglie la camicia per restare a torso nudo e salutare il suo pubblico, che come sempre gli ha tributato un amore assoluto, che nessuna polemica o presa di posizione controversa potrà mai mettere in discussione di fronte a un’artista che si mette sempre a nudo, e non solo togliendosi gli abiti, di fronte alla sua gente.

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