Nelle sale per tre giorni da lunedì il film del doppio show che celebra l'era del Britpop del '96: in 250 mila per i fratelli Gallagher

Erano in 250 mila a Knebworth nel weekend del 10 e 11 agosto 1996 per vedere gli Oasis in un doppio megashow nello sterminato prato del parco nella campagna inglese dell’Hertfordshire, a 40 km da Londra, ma quelli che cercarono di accaparrarsi il biglietto furono due milioni e mezzo. Perché Knebworth non fu solo il concerto della ‘band del popolo’, di Liam e Noel Gallagher, due fratelli spavaldi figli della working class, partiti dalla periferia di Manchester e arrivati a conquistare il mondo in due anni, ma la celebrazione dell’era dorata del Britpop e della Cool Britannia di Tony Blair, con Londra tornata a essere la capitale del mondo. I biglietti andarono esauriti in poche ore e come raccontano i fan, nella parte forse riuscita meglio del film – l’attesa dell’evento – riuscire a ottenerli fu un’impresa nell’era pre Internet e pre cellulari, con ore trascorse al telefono fisso con le linee di prenotazione, o con interminabili code davanti ai negozi di dischi.

OASIS KNEBWORTH GIG 10-8-1996 by Jill Furmanovsky

Ora quella storia approda al cinema in Italia per tre giorni il 27, 28 e 29 settembre in ‘Oasis Knebworth 1996’, un racconto che celebra il gruppo e il suo rapporto con i fan inglesi, che si identificavano in quei due fratelli rissosi ma dal talento musicale, seppur apparentemente grezzo, cristallino e semplice. Quella storia, come ha spesso sottolineato Noel Gallagher, chitarrista e mente della band forse oggi nell’era dei social e di Spotify, con l’ascolto parcellizzato e disattento che si perde in mille rivoli, non sarebbe più possibile. Nessuno a riprendere con il cellulare in quelle due magiche giornate ma tutti con gli occhi al palco, a cantare a squarciagola gli inni rock pop come ‘Wonderwall’, ‘Live Forever’ e ‘Champagne Supernova’, dopo ore di bus, treno o macchina, ma con il conforto di fiumi di birra, per essere lì. 

Knebworth (dove si esibirono anche i Rolling, Stones, i Led Zeppelin e i Queen) fu una Woodstock degli anni ’90 che marca lo zenith degli Oasis, che due anni prima si esibivano per la prima volta in un pub di Glasgow di fronte a 20 persone e che in quel weekend celebrarono sé stessi e il Britpop, preceduti da altre band simbolo di quell’epoca come Manic Street Preachers, Cast ma anche gli alfieri dell’elettronica Prodigy e Chemical Brothers. In quel pub però era presente, tra i pochi astanti, anche Alan McGee, geniale discografico indie dell’etichetta Creation, che intravide il potenziale dei ragazzi, e li portò al successo.

In due anni e con due dischi perfetti, ‘Definitely Maybe’ e ‘(What’s The Story) Morning Glory’, passarono da promessa indie a più grande rock band del mondo, grazie al songwriting con il tocco magico pop di Noel, e all’attitudine arrogante da rockstar di Liam. In quel momento la tensione tra i due produceva energia positiva ed elettrica che si riverberava sul palco, immortalata magistralmente nelle scene dedicate al backstage, dove passeggiavano Kate Moss e l’allora fidanzata del cantante Patsy Kensit. Poi le cose degenerarono e il rapporto divenne sempre più burrascoso, fino all’infausta notte di Parigi del 2009, quando dopo un furioso litigio prima di uno show Noel decise che non avrebbe mai più voluto dividere il palco con il fratello minore e sciolse per sempre la band. E forse proprio la visione di ‘Oasis Knebworth 1996’ fa capire quanto abbia ragione lui, quando ripete per la milionesima volta che gli Oasis non si riformeranno. La perfezione di quella storia non può essere replicata. Bisognava essere lì, in quel prato sterminato, pieno a perdita d’occhio di ragazzi. E nel buio della sala sembra quasi di esserci. 

 

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