Il film vincitore della Palma d'Oro a Cannes 2021 arriva nei cinema italiani

“Titane” come titanio. La placca che viene inserita nella testa di Alexia quando, bambina, ha un incidente d’auto con il padre. Quando la ritroviamo adulta, Alexia (Agathe Rousselle) ci appare gonfia di rabbia e amore represso.
Un essere ibrido e nuovo che si nutre di sesso selvaggio con uomini e donne, ma anche di violenza.

Incinta di un’automobile, fugge finché non incontra Vincent (Vincent Lindon), capo di una squadra di vigili del fuoco. Vincent è inquieto e ossessivo quanto Alexia e tra i due si stabilisce un bizzarro rapporto. Si crea così una “famiglia” destinata a uno strano destino.

Julia Ducournau: “Titane è un film d’amore e mostri”

Titane

Julia Ducournau, regista di Titane @Philippe Quaisse

Julia Ducournau, 37 anni, è la regista di “Titane”, film in sala dall’1 ottobre e che ha vinto la Palma d’Oro all’ultimo Festival di Cannes. Presentando il film in Italia ha detto: “Credo che qualcuno sia rimasto spiazzato da un linguaggio diverso rispetto al canonico film da festival. Ma per me era importante che il film fosse presentato a una rassegna di cinema generalista, non specifica di horror. Ed era anche importante portare un nuovo pubblico, avvicinare i giovani e i nuovi linguaggi a un palcoscenico internazionale così importante”.

Influenzata dalla cultura cinematografica italiana (“Anche perché i miei genitori, medici, sono cinefili”), Ducournau da adolescente ha scoperto il Neorealismo e questo “ha cambiato la mia visione su molte cose”. Ma è anche “rimasta conquistata delle libertà di autori come Pasolini e Fellini nella loro arte. Mi piacerebbe poter essere libera come loro”.

La regista di “Titane”: “La perfezione è un vicolo cieco”

A Cannes, dopo una vittoria spiazzante, ha spiegato che il suo cinema si muove “al di là dei concetti di genere, è nell’amore che sentiamo chi siamo senza determinismo”.

Nel ricevere la Palma d’Oro ha voluto ringraziare la giuria per “aver riconosciuto il bisogno avido e viscerale che abbiamo di un mondo più fluido e inclusivo. Per aver chiesto una maggiore diversità nelle nostre esperienze nel cinema e nelle nostre vite. Grazie per aver lasciato entrare i mostri. La perfezione è un vicolo cieco. La mostruosità, che spaventa alcuni e attraversa il mio lavoro, è un’arma e una forza per respingere i muri della normalità che ci rinchiudono e ci separano”.

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