Di Mauro Ravarino
Torino, 4 dic. (LaPresse) – I generi non erano altro che frontiere aperte per Frank Zappa, sperimentatore indomito e indimenticato della musica contemporanea, scomparso ventidue anni fa, il 4 dicembre del 1993 a causa di un cancro alla prostata. Fino all’ultimo, nonostante fosse gravemente malato, ha prodotto dischi e fino all’ultimo non ha dismesso i panni del polemista. Fustigatore del sistema dei consumi i suoi bersagli preferiti furono in particolare i leader della destra americana da Richard Nixon a Ronald Reagan (‘Star Wars Won’t Work’ è un brano contro il fantomatico ‘Scudo spaziale’) fino a George Bush padre.
Rock, jazz, blues, fusion, progressive, avanguardia, musica classica. Frank Zappa, nato a Baltimora nel 1940, padre palermitano, ha attraversato e fuso generi diversi creando uno stile inimitabile dall’esordio ‘Freak Out!’ (1966) all’ultimo ‘Yellow Shark’ (1993). Era in grado di spaziare da Igor Stravinskij all’hard rock più rumoroso, grazie a un approccio eclettico e ‘free’, forse il miglior aggettivo per descrivere la sua musica.
A 22 anni dalla morte, il mito del chitarrista ‘pazzo’ Frank Zappa è vivo più che mai: rassegne, tributi a lui dedicati nascono ogni anno. E la sua influenza sull’arte e la cultura di massa non è mai venuta a meno, basta guardare un po’ di puntate dei Simpson o ascoltare/vedere Caparezza (il look è un tributo a Zappa) per farsi un’idea. Sui social l’anniversario fa il pieno di tweet e di post. Chissà come avrebbe reagito alla notizia. Difficile dirlo, poeta libertario e senza padroni, Frank era imprevedibile.

