Milano, 19 nov. (LaPresse) – Sono rivelazioni shock, quelle che fa Loredana Bertè in un’intervista a Vanity Fair. La cantante si racconta senza filtri al settimanale, parlando dell’infanzia difficile, della morte della sorella Mimì, ovvero Mia Martini, i figli tanto desiderati ma che non sono mai arrivati. Bertè ha condensato senza censura tutti i suoi ricordi, anche i più intimi, nell’autobiografia ‘Traslocando’ scritta con Malcom Pagani, in uscita oggi per Rizzoli.
“Nostro padre era un violento che massacrava di botte nostra madre, anche quando era incinta – racconta Bertè a Vanity Fair, fino a rivelare situazioni e dettagli allucinanti – uno che ha buttato mia sorella dal balcone per un brutto voto a scuola, e che, quando mamma non gliela dava, veniva in camera di noi bambine a masturbarsi guardando Mimì. Lei lo sentiva arrivare e mi diceva: ‘Chiudi gli occhi, fai finta di dormire’. Io guardavo attraverso le ciglia e vedevo una cosa che non capivo: cosa facesse quest’uomo fermo ai piedi del mio letto, girato verso mia sorella. Mimì mi ha spiegato tutto dopo molto tempo”.
VIOLENZE. Né Loredana né la sorella hanno mai rivelato questa situazione terribile prima, perché “non sapevamo a chi dirlo. A quel tempo mica c’era il Telefono Azzurro – spiega la cantante – Parlarne a nostra madre, comunque, era escluso: avevamo paura che non ci credesse, che lo dicesse a lui e di essere picchiate”. La sorella crescendo “aveva rimosso tutto – dice Bertè – io invece mi ricordo le mattonelle del bagno rosse di sangue, mia madre incinta di otto mesi perché lui l’aveva presa a calci. Quel bambino che lei ha abortito era il maschio che tanto desiderava mio padre”. Adesso, aggiunge la cantante, “aspetto solo che quello stronzo muoia per prendere le ceneri di Mimì e spargerle nel mare di Bagnara Calabra”.
VALVOLA DI SFOGO. L’autobiografia è stata salvifica per Loredana Bertè. “Ho sentito che dovevo raccontare le cose io, adesso che sono ancora viva. Non volevo che qualcuno pensasse di poter parlare della mia vita con me morta”. “E’ come se fossi andata dall’analista – ha spiegato la cantante a Vanity Fair – Raccontare mi ha dato la stessa sensazione che provo a fine concerto: sono sfinita, ma mi sono sfogata. È per quella sensazione che sono stata sempre in tournée, ho fatto la vita di un pacco postale, di una monaca: sola nelle stanze d’albergo, pure belle eh, ma che me frega. Una vita complicata, ma di cui non ho saputo fare a meno. Anche a costo dei matrimoni”. Ovvero, quello con Roberto Berger e quello con il tennista svedese Björn Borg: in entrambe le situazioni, la carriera della Bertè ha avuto un grosso peso. “Sicuramente, soprattutto quello con Borg. All’inizio lo portavo con me, ma non sapevo mai dove metterlo. A ogni tappa della tournée il sindaco di turno voleva dargli le chiavi della città e a lui di tutte quelle chiavi non gliene fregava niente – ha spiegato Loredana – Dopo una serata a Forte dei Marmi mi ha detto ‘Basta, sali su quell’aereo’, mi ha caricata sul suo jet e portata in Svezia. Aveva fatto quello che nessuno aveva mai osato fare con me: dominarmi. Pensavo: finalmente uno che ha capito, questo deve essere il padre dei miei figli”. Ma lei si sbagliava: quei figli non sarebbero mai arrivati. “E’ stato un rimpianto enorme. Ne avrei voluti quattro o cinque di bambini di Bjorn, lui ne aveva già uno, Robin”. Forse, il desiderio così radicato in lei di avere figli poteva rappresentare un riscatto della sua infanzia.
FINE DEL MATRIMONIO. Ma la fine del matrimonio con Borg, e soprattutto la morte della sorella, hanno segnato profondamente Loredana. “La fine della nostra storia ha coinciso con la morte di Mimì e io non mi sono più ripresa. Non è vero che il tempo cancella, è sempre ieri. Lei prima di morire mi ha telefonato e io non ho risposto. Poco prima aveva insistito pèer regalarmi un cellulare ‘Così ti trovo’ ma io non l’ho voluto. Mi sono punita per questi errori che avrebbero potuto salvarle la vita”. La Bertè è riuscita comunque a crearsi una solida carriera che dura dagli anni Settanta. E anche adesso ha un disco in uscita per gennaio, realizzato con diverse colleghe e amiche, tra cui Fiorella Mannoia, che ha prodotto l’album. “Invecchiare rode, sempre” dice la cantante: solo una cosa le dà pace: “La musica”. Ma la felicità? “Niente”.

