Chirurghi over 60 e giovani in fuga, 1/10 interventi a rischio fra 5 anni

Chirurghi over 60 e giovani in fuga, 1/10 interventi a rischio fra 5 anni
Ludovico Docimo Società italiana di chirurgia

Entro il 2030 previsto un saldo negativo di circa 1.500 chirurghi. L’allarme e la novità sul fronte della Schillaci-Sisto

L’emorragia di chirurghi si farà sentire in Italia. Entro 5 anni il sorpasso dei bisturi senior sui giovani complicherà l’accesso in sala operatoria per i pazienti. E, secondo le ultime stime, almeno un intervento di chirurgia generale su 10 diventerà problematico. A lanciare l’allarme sul futuro di un’Italia senza giovani chirurghi, è Ludovico Docimo, presidente della Società Italiana di Chirurgia e ordinario di chirurgia generale all’Università Vanvitelli di Napoli. 

“I dati del 2026 sulla copertura delle borse di specializzazione in chirurgia generale, pur segnando una lieve controtendenza rispetto all’anno scorso, con il 30% di posti vuoti contro il 37,8% del 2025, confermano che la crisi vocazionale è tutt’altro che superata. A  livello nazionale, restano infatti scoperti 193 posti su 646 banditi, pari a quasi un terzo di quelli disponibili, con punte ben più gravi in alcune aree del Paese”, avverte il presidente della Sic.

E in alcuni centri già si soffre: all’Aquila, ad esempio, non è stato assegnato nessun contratto, a Udine e Genova quasi 9 posti su 10 sono rimasti vuoti, mentre a Cosenza, Sassari, Campobasso e Perugia quelli occupati non superano il 20%.

Inoltre il 10% dei posti assegnati è destinato ad essere abbandonato prima di cinque anni di corso, e il 10% di chi si specializza va a lavorare all’estero o nel privato. Tra i primi 1.000 classificati al concorso, poi, solo 9 hanno scelto la chirurgia generale. In tutto questo, secondo i dati Eurostat, oltre la metà dei chirurghi generali italiani che lavorano in ospedale ha più di sessant’anni, contro il 32% della Spagna e il 44% di Francia e Germania.

In cinque anni 1.500 chirurghi in meno

“Entro il 2030 potrebbero lasciare il servizio, spinti da stress, carico di lavoro e scarse risorse, circa 2.800 chirurghi dei 6.500 assunti negli ospedali, mentre i giovani specialisti, in base ai posti coperti nelle scuole di specializzazione dal 2022 ad oggi, non arriveranno a 1.300, con un saldo negativo di circa 1.500 chirurghi che le strutture pubbliche potrebbero avere difficoltà a compensare”, calcola Docimo.

Uno spettro non da poco sulla capacità del Ssn di rispondere alle esigenze di cure chirurgiche. “Una proiezione allarmante, frutto del divario tra un calo del 20% dell’organico e un aumento atteso del 12% della domanda di cure chirurgiche previsto nei prossimi cinque anni sulla base dell’andamento demografico, dei modelli di utilizzo dei servizi sanitari e del rapporto tra chirurghi e popolazione – continua Docimo – Tutto questo si traduce in un accesso più critico al bisturi con 1 intervento di chirurgia generale su 10 a rischio sui 650mila eseguiti ogni anno, tempi di attesa destinati ad allungarsi sempre di più e distanze sempre maggiori da percorrere per ricevere cure chirurgiche, soprattutto nelle regioni del Sud”, chiarisce il presidente dei chirurghi.

Perchè il bisturi è in crisi

“I motivi del drammatico allontanamento dei giovani dalla chirurgia generale, fino a qualche tempo fa molto ambita e invece oggi tra le specialità chirurgiche più in crisi, sono da individuarsi nei turni di lavoro massacranti rispetto a un riconoscimento economico non adeguato, tra i più bassi dell’Europa occidentale. A questo si aggiungono la mancanza di uno scudo penale, ancora all’esame del Parlamento, e un crescente contenzioso medico-legale, pari a +150% nel corso di 10 anni, che nella maggior parte dei casi si dimostra privo di fondamento, ma che fa aumentare vertiginosamente i costi delle coperture assicurative“, scandisce Docimo.

L’esperto punta il dito anche sul “lento aggiornamento del parco tecnologico, soprattutto per le procedure robotiche che spinge i giovani a trasferirsi all’estero per acquisire competenze più all’avanguardia, proprio quando avremmo bisogno di chirurghi più aggiornati. Tutto questo induce i giovani a trovare collocazioni lavorative nelle strutture private o a migrare verso altri Paesi”, prosegue.

I rischi per i chirurgi e la riforma della responsabilità medica

Il chirurgo è tra i medici più esposti ai rischi di contenzioso. Ma in tutto questo approda in Aula alla Camera la riforma della responsabilità professionale medica. L’annuncio è arrivato dal viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, intervenuto a margine del 128° Congresso nazionale della Società Italiana di Chirurgia (Sic), in corso a Roma fino al 14 ottobre.

Non si tratta ancora dell’approvazione, ma del passaggio che apre la strada al voto: secondo Sisto il testo sarà votato e arriverà al Senato nel giro di una settimana, dieci giorni. “Abbiamo ottime possibilità, quasi certezza, che questa legge Schillaci-Sisto possa entrare in vigore. Un grande passo avanti a tutela del paziente attraverso l’adempimento premiante delle linee guida e delle buone procedure messe allo stesso livello, una casistica giurisprudenziale che sarà tradotta in legge, una legge moderna”, ha dichiarato lo stesso Francesco Paolo Sisto.

I chirurghi plaudono all’approdo in Aula del provvedimento. “È il segnale che aspettavamo da anni. Per chi opera ogni giorno significa poter lavorare con la serenità di chi, rispettando le linee guida, non rischia di finire sotto processo penale per ogni evento avverso. Ora serve l’ultimo miglio: l’approvazione definitiva, e in tempi rapidi, perché la fuga dei giovani dalla chirurgia non può più aspettare”, chiosa Ludovico Docimo.

Chirurghi over 60 e giovani in fuga, 1/10 interventi a rischio fra 5 anni
Un momento del Congresso della Società Italiana di Chirurgia con Ludovico Docimo
© Riproduzione Riservata