Se nel 1950 la conoscenza medica raddoppiava ogni cinquanta anni, oggi si stima che raddoppi ogni 73 giorni. Uno studente che oggi intraprende il percorso di laurea vedrà quindi quadruplicare l’intero corpo delle conoscenze mediche prima ancora di discutere la tesi. Una questione cruciale, quella della formazione, che sarà affrontata durante la prima sessione scientifica dell’area Healthcare della AI Week 2026, in programma il 19 maggio a Milano Fiera Rho. “L’AI Week è il contesto ideale per aprire una conversazione seria e strutturata sul futuro della formazione medica”, dichiara Sebastiano Di Guardo, Ceo di Meduspace, il polo italiano dell’Ecm che organizza la sessione.
Governare la tecnologia
“I professionisti sanitari hanno bisogno di strumenti concreti per orientarsi in un panorama tecnologico in rapida evoluzione”, prosegue Di Guardo. “La fase dell’AI come sperimentazione isolata sta lasciando spazio a una fase di adozione governata nella quale stanno emergendo delle criticità”. La questione, dunque, non è “se implementare, ma come governare”.
E se alla fine del 2025 due terzi degli ospedali statunitensi adoperavano strumenti di intelligenza artificiale, in Italia oltre il 50% dei medici attivi non li utilizza nella pratica clinica.
Gli ostacoli alla diffusione dell’AI
Due report dell’Oms identificano i principali ostacoli alla diffusione dell’AI in sanità su larga scala: “Incertezza giuridica, costi e scarsa validazione”, spiega il Ceo di Meduspace. Ma anche “carenza di formazione specifica: solo un Paese su quattro offre percorsi strutturati per i professionisti”, aggiunge.
I vantaggi dell’AI in sanità
Oltre ad accelerare i tempi della ricerca, l’AI generativa può creare valore anche migliorando l’efficienza amministrativa e la produttività clinica. Al momento però solo il 70% dei professionisti sanitari italiani partecipa attivamente alla formazione continua in medicina (Ecm), lasciando scoperto un preoccupante 30%.
Il 67% degli operatori lamenta la mancanza di tempo per i corsi Ecm, nonostante l’obbligo di 150 crediti per il triennio 2023-2025. Sebbene strumenti di AI siano ormai presenti nella pratica clinica, al momento gli operatori adeguatamente formati sono una minoranza, rallentando l’implementazione della tecnologia e i suoi vantaggi.

