Sanità, riparte la trattativa per il nuovo contratto di medici e dirigenti sanitari

Sanità, riparte la trattativa per il nuovo  contratto di medici e dirigenti sanitari

All’Aran primo tavolo negoziale per il rinnovo del contratto nazionale 2025-2027 dell’Area Sanità

Si riparte e, per la prima volta, le trattative per il comparto e per la dirigenza sanitaria si svolgono  in parallelo. Ha infatti preso il via all’Aran il tavolo negoziale con le organizzazioni sindacali per il rinnovo del contratto nazionale 2025-2027 dell’Area Sanità, che riguarda circa 138mila dirigenti del Servizio sanitario nazionale, tra medici, dirigenti sanitari, veterinari e delle professioni sanitarie.

L’avvio della trattativa arriva a poco più di due mesi dalla firma definitiva del precedente rinnovo. Come ha sottolineato il presidente dell’Aran, Antonio Naddeo, “la contrattazione pubblica ha ritrovato continuità e una scansione più ordinata dei rinnovi, in linea con l’impegno del ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo”.

Nuovo contratto: da dove si riparte

Un segnale importante per la sanità. “Il nuovo confronto si apre infatti a breve distanza dal contratto appena concluso, che ha portato aumenti economici, il rafforzamento di alcune indennità e significative innovazioni sul piano normativo e professionale. L’avvio ravvicinato dei tavoli per il comparto, che riguarda circa 593mila dipendenti del Ssn, e per la dirigenza sanitaria conferma il ritorno a una dinamica contrattuale più regolare ed efficace anche per questo importante settore”, chiosa Naddeo.

Sanità, le sfide sul tavolo

Una novità salutata con soddisfazione anche da Cimo-Fesmed, che pure esprime in una nota forte preoccupazione per l’atto di indirizzo emanato dalle Regioni “che potrebbe preludere a un arretramento della parte normativa del contratto”, in particolare sull’orario di lavoro, nel tentativo di sopperire alla carenza di personale. Uno scenario che la Federazione non è disposta ad accettare.

“Se mancano medici, è necessario rimuovere il tetto alla spesa per il personale e procedere con nuove assunzioni. Il problema del fabbisogno non può e non deve ricadere sul contratto di lavoro”, ha chiarito Guido Quici, presidente Cimo-Fesmed.

“Non firmeremo contratti al ribasso. Non accetteremo arretramenti e non consentiremo lo smantellamento di diritti conquistati in anni di trattative, a partire da orario di lavoro, attività fuori sede e pronta disponibilità. Ci opporremo con fermezza a qualsiasi tentativo di compromesso su questi temi”, ha chiarito Quici prima di sedersi al tavolo.

“La riunione si è svolta in un clima cordiale e costruttivo – ha detto alla fine dell’incontro il numero uno Cimo-Fesmed – Ma abbiamo espresso forti perplessità sull’atto di indirizzo emanato dalle Regioni, che riteniamo particolarmente insidioso”.

Il contratto “va migliorato nel solco delle ultime trattative, non certo peggiorato. Per questo abbiamo chiesto all’Aran di trasmettere una prima bozza di articolato, così da comprendere con chiarezza come intenda recepire i contenuti dell’atto di indirizzo e avviare un confronto concreto nel merito. Abbiamo inoltre evidenziato la necessità di una revisione organica della disciplina della libera professione e chiesto che l’affidamento degli incarichi sia reso obbligatorio per tutti, anche nei casi in cui l’Azienda non abbia ancora provveduto alla loro individuazione”, ha aggiunto Quici.

“Un ulteriore elemento di discussione dovrà essere l’introduzione del requisito del 51% della rappresentatività aziendale per la sottoscrizione dei contratti decentrati”, ha concluso il sindacalista.

© Riproduzione Riservata