Endometriosi, diagnosi in ritardo: il dolore evitabile e i diritti negati

Endometriosi, diagnosi in ritardo: il dolore evitabile e i diritti negati
Annette Riedl/picture-alliance/dpa/AP Images

Nonostante l’endometriosi sia una patologia cronica invalidante, la diagnosi è spesso tardiva e i percorsi di cura disomogenei.

L’endometriosi colpisce una donna su dieci in età riproduttiva a livello globale, con un impatto rilevante su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. Eppure in Italia la malattia è ampiamente sottodiagnosticata e caratterizzata da diseguaglianze regionali nell’organizzazione dei servizi sanitari. 

Il report sull’endometriosi

A segnalare queste criticità è il nuovo report dell’Osservatorio Gimbe ‘Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali’. Per Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, “l’endometriosi rappresenta un problema di salute pubblica ancora sottostimato, perché la diagnosi arriva spesso dopo anni di sofferenza e l’assistenza resta profondamente disomogenea sul territorio nazionale”. 

Sebbene l’endometriosi sia stata inclusa nel nuovo Piano nazionale cronicità, “senza un recepimento pieno e uniforme da parte delle Regioni, il rischio è che resti un passaggio formale, privo di ricadute concrete per le pazienti”, osserva Cartabellotta. 

Il ritardo diagnostico

In Italia l’incidenza della patologia è di 0,76 casi per 1.000 donne tra 15 e 50 anni nel triennio 2021-2024, per circa 9,300 nuove diagnosi all’anno. A preoccupare la Fondazione Gimbe è, in particolare, il ritardo diagnostico, stimato tra i 7 e i 10 anni dall’esordio dei sintomi, a causa della variabilità clinica, dell’assenza di test diagnostici specifici e delle difficoltà di accesso a valutazioni specialistiche. 

“Un ritardo di tale entità – sottolinea il presidente della Fondazione  – significa anni di dolore, peggioramento della qualità di vita e aumento del rischio di complicanze. Ridurlo deve diventare una priorità del Servizio sanitario nazionale”. 

Le difformità regionali

L’altro nota dolente è la marcata disomogeneità regionale. Se alcune Regioni – tra cui Campania, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia – dispongono di percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali e di reti cliniche attive, altre mostrano carenze significative. 

“Il quadro resta molto eterogeneo, con Regioni che hanno sviluppato percorsi strutturati e altre dove l’organizzazione dell’assistenza è ancora frammentaria”, segnala Cartabellotta. 

“L’endometriosi richiede modelli organizzativi multidisciplinari e percorsi assistenziali omogenei. Garantire diagnosi tempestive e cure appropriate – conclude Cartabellotta – non è solo un obiettivo clinico, ma un diritto da assicurare alle donne in modo uniforme su tutto il territorio nazionale”. 

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