Ictus tra numeri, costi e sfide: le potenzialità della tecnologia

Ictus tra numeri, costi e sfide: le potenzialità della tecnologia

Nel Vecchio Continente l’ictus costa 60 miliardi di euro l’anno, il punto su cure e prevenzione.

Garantire a ogni persona colpita da ictus in Europa un accesso tempestivo alle migliori cure disponibili. Un obiettivo ambizioso, se si pensa che nei 47 Paesi del Vecchio Continente sono stati circa 1,46 milioni i casi di ictus nel 2025, con un impatto economico stimato in 60 miliardi di euro e una persistente disomogeneità nell’accesso alle cure: stroke unit, trombolisi sistemica, trombectomia meccanica e follow-up strutturato restano distribuiti in modo non uniforme tra i diversi sistemi sanitari nazionali.

Ne discutono gli esperti intervenuti a ISA-AII 2026, il Congresso nazionale in corso a Roma che riunisce clinici, ricercatori, decisori di politica sanitaria e rappresentanti delle associazioni di pazienti colpiti da ictus per fare il punto sulle novità e le sfide nella lotta all’ictus. E dove quest’anno si parla anche delle potenzialità dell’innovazione tecnologica, AI inclusa. Ma vediamo meglio gli obiettivi del Piano europeo.

Lo Stroke Action Plan for Europe

“I quattro grandi obiettivi europei sono chiari: ridurre l’incidenza di ictus standardizzata per età e sesso di oltre il 15% entro il 2030; trattare almeno il 90% dei pazienti acuti in stroke unit come primo livello di cura; dotare ogni Paese di un piano nazionale lungo l’intero continuum. Infine agire in modo multisettoriale sui fattori di rischio e sui determinanti della salute cerebrovascolare”, ricorda  Francesca Romana Pezzella, Chair SAP-E e segretario nazionale ISA-AII.

L’Italia e la lotta all’ictus

Come è messo il nostro Paese su questi fronti? Accanto a risultati rilevanti nella gestione della fase acuta dell’ictus, persistono aree di miglioramento significative sul fronte della prevenzione secondaria, della governance nazionale e della rendicontazione sistematica degli esiti clinici, dicono gli specialisti.

L’Action Plan for Stroke in Italy 2024-2030 risponde a questa necessità configurandosi come piattaforma strategica per connettere reti cliniche, flussi di dati, processi di audit e responsabilità istituzionali. Per una ‘disseminazione’ di buone pratiche.

Come spiega Mauro Silvestrini, Past President ISA-AII, “costruire il futuro della cura significa rendere strutturali le buone pratiche, superare le disuguaglianze territoriali e rafforzare una governance nazionale fondata su reti, dati e responsabilità condivise. Per trasformare l’eccellenza in un diritto concreto e misurabile per tutte le persone colpite da ictus”.

Per Leonardo Pantoni, presidente eletto ISA-AII “le priorità sono allineare gli standard di cura italiani ai benchmark europei, definire un dataset minimo nazionale con audit continuo, misurare l’accesso alla stroke unit entro 24 ore, standardizzare i Pdta, rendere obbligatori il piano riabilitativo e la transizione di cura”.

C’è poi un’altra sfida. “L’ictus non finisce con la dimissione – conclude Paola Santalucia, Presidente ISA-AII – La vera innovazione oggi è costruire un sistema capace di essere rapido nella fase acuta, continuo nel follow-up, solido nei dati e giusto nell’accesso. La tecnologia ha valore solo se riduce le distanze, aumenta l’equità e rende la cura più personalizzata”.

Tecnologie e AI per la presa in carico dell’ictus

In Italia sono operative 7 reti di Telestroke che hanno dimostrato un impatto rilevante sull’accessibilità e sull’equità delle cure. Le soluzioni di medicina digitale si estendono inoltre dalla gestione della fase acuta al monitoraggio domiciliare per la prevenzione delle recidive, alla riabilitazione motoria e cognitiva, fino al supporto alla qualità della vita nel lungo periodo.

D’altra parte intelligenza artificiale, telemedicina e medicina digitale rappresentano una vera e propria infrastruttura di equità per il sistema di cura dell’ictus. Le evidenze nei diversi contesti europei mostrano che le soluzioni basate sull’AI possono migliorare la valutazione pre-ospedaliera e l’integrazione tra team territoriali e strutture ospedaliere. E che la telemedicina è applicabile e clinicamente utile nelle aree a bassa densità di centri specialistici, dove facilita il triage, sostiene la decisione terapeutica in urgenza e consente modelli organizzativi flessibili lungo tutte le fasi della rete ictus.

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