Quanto deve preoccupare il primo caso europeo di influenza aviaria H9N2 individuato in un essere umano? “L’H9N2 è un ceppo a bassa patogenicità: dal ’99 al 2007 non ci sono stati nell’uomo più di 6 casi, tutti nel Sud-Est asiatico, l’ultimo Hong Kong. Il paziente ricoverato a Milano ha contratto l’influenza aviaria all’estero, da un animale. Oltretutto la trasmissione interumana non è accertata. Ecco perché non c’è da aver paura”. Parola di Massimo Ciccozzi, epidemiologo dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, che analizza il caso con LaSalute di LaPresse.
“Il caso è sicuramente importato, quindi io non vedo motivo di preoccupazione. Certo è fondamentale il monitoraggio, che viene fatto regolarmente nel nostro Paese. Insomma, si tratta di un caso che è stato intercettato, ma che ci impone di pensare in termini di One Health. In pratica ormai la salute è globale e i virus possono arrivare velocemente da noi in poche ore di volo. Ma il fatto che per questo virus non sia documentata la trasmissione interumana rende il rischio veramente molto, molto, molto basso”, aggiunge lo specialista.
Il primo paziente con influenza aviaria H9N2 in Europa
Ma chi è il primo uomo ad essere stato colpito da questo ceppo di influenza aviaria nel Vecchio Continente? Si tratta di un giovane poco più che ventenne, con diverse malattie concomitanti, arrivato in Lombardia da un Paese africano dove ha contratto l’infezione. Come ha spiegato l’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso, il giovane “è atterrato a Malpensa, aveva dei sintomi di tipo influenzale con febbre molto alta e tosse”. Attualmente il paziente è ricoverato in isolamento all’ospedale San Gerardo di Monza ma le sue condizioni non destano allarme.
Dal canto suo, il ministero della Salute ha precisato che sono state controllate anche le persone entrate in contatto con il ragazzo, tutte in Lombardia. “Tutte le persone che sono state in contatto con il paziente sono state individuate e visitate. Sono state tipizzate e, per fortuna, non è stato accertato alcun caso di contaminazione fino ad oggi”, ha assicurato Bertolaso. “Per quanto riguarda l’aereo, abbiamo informato le autorità aeroportuali e la compagnia aerea. Il paziente era entrato in contatto con poche persone, sono state tutte controllate e non vi sono state ulteriori conferme di positività”.
Buone notizie per la sanità italiana (e lombarda)
“Il fatto che il sistema sanitario sia stato in grado di individuare questo caso, fare la diagnosi e ricostruire nonché testare i contatti, risultati negativi, è un segnale positivo per la sanità italiana e, in particolare, per quella lombarda”, ha sottolineato Enrico Di Rosa, presidente della Società Italiana d’Igiene (SItI).
L’influenza aviaria in Usa
Attenzione, “i casi di influenza aviaria registrati nei mesi scorsi negli Stati Uniti sono dovuti all’H5N1, un ceppo diverso da questo. E per lo più sono collegati agli allevamenti intensivi”, puntualizza ancora Ciccozzi.
“Una mutazione ha consentito il passaggio del virus dal pollame ai mammiferi (mucche), provocando problemi con latte e uova. Gli uccelli migratori che lo portano sono principalmente anatre e oche e il virus aviario si trasmette attraverso secrezioni e feci. Se queste cadono in allevamenti intensivi avviene il passaggio al pollame o ai bovini e da qui all’uomo per contatto diretto con gli esemplari infetti. Ma bisogna dire che, anche nel caso di H5N1 che è un virus dell’influenza aviaria ad alta patogenicità, non c’è trasmissione interumana”, conclude Ciccozzi.

