“Una sconfitta dello Stato”, Schillaci e la mobilità sanitaria

“Una sconfitta dello Stato”, Schillaci e la mobilità sanitaria
Cecilia Fabiano/ LaPresse

Il ministro della Salute Orazio Schillaci torna sul tema della mobilità sanitaria nel nostro Paese.

“Quando un cittadino sale su un treno per farsi operare a mille chilometri da casa perché nella sua Regione non ci sono le competenze, non è mobilità sanitaria, è la sconfitta dello Stato“. Con queste parole, pronunciate alla Camera in risposta a un’interrogazione parlamentare, il ministro della Salute Orazio Schillaci è tornato sul tema della mobilità sanitaria nel nostro Paese. 

Il report sulla mobilità sanitaria

Secondo l’ultimo report della Fondazione Gimbe, nel 2023 la mobilità sanitaria degli italiani in cerca di cure è costata 5,15 miliardi di euro: è il livello più alto di sempre. Un dato che fa segnare un +2,3% rispetto al 2022, quando la spesa si era attestata a 5,04 miliardi di euro.

Il report ha certificato il solito squilibrio interregionale: i cittadini si muovono soprattutto dal Mezzogiorno verso il Nord del Paese in cerca di cure, privilegiando strutture e ospedali lombardi, emiliani e veneti. Tre Regioni che, da sole, concentrano il 95,1% del saldo attivo della mobilità sanitaria, cioè la differenza tra le risorse ricevute per curare pazienti di altre Regioni e quelle versate per i propri residenti curati altrove. 

Un cambio di paradigma 

Secondo Schillaci la riforma del Servizio sanitario nazionale avviata dal governo Meloni consentirà “un cambio di paradigma: non più un sistema che cura la malattia quando si è già manifestata, ma uno Stato che investe sulla salute prima che diventi emergenza”. 

Per il ministro della Salute la risposta alla mobilità sanitaria è contenuta nel disegno di legge delega per la riorganizzazione dell’assistenza territoriale e ospedaliera, che prevede “ospedali di terzo livello come centri di eccellenza a bacino nazionale, strutture elettive per la gestione programmata e standard minimi omogenei su tutto il territorio”. 

Schillaci ha anche rivendicato l’operato del governo in termini di prevenzione e digitalizzazione, ricordando il Piano nazionale della prevenzione 2026-31, il Piano oncologico con l’estensione degli screening, il Fascicolo sanitario elettronico 2.0 e la telemedicina per i pazienti cronici e le aree interne. 

“La sanità italiana – ha concluso Schillaci – è più forte di quanto il catastrofismo di professione voglia farci credere. I 23.500 centenari ce lo dimostrano ogni giorno. Il nostro compito è rafforzarla ancora, renderla più equa e lasciarla alle generazioni future con serietà, rigore e responsabilità”.

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