Obesità, la mappa dei centri e il paradosso italiano delle cure

Obesità, la mappa dei centri e il paradosso italiano delle cure
Annette Riedl/picture-alliance/dpa/AP Images

Obesità: il paradosso delle disuguaglianze tra Nord e Sud del Paese nell’accesso a farmaci e terapie.

In Italia i tassi di obesità più elevati si concentrano nelle regioni meridionali, ma è il Nord a ospitare il maggior numero di centri di cura. A ridosso del World obesity day, che si celebra il 4 marzo, la Società italiana dell’obesità (Sio) presenta la ‘mappa delle disuguaglianze’ nell’accesso alle cure.

La geografia dei centri 

Dei 160 centri operativi, infatti, il 52% si trova al Nord, il 18% nel Centro Italia e appena il 30% al Sud, perlopiù in Sicilia, Campania e Puglia. Regioni come Calabria e Molise restano zone d’ombra nel sistema di cura nazionale. 

“Il Sud, dove l’obesità è un’emergenza sociale alimentata da determinanti socio-economici, soffre una carenza cronica di presidi”, evidenzia Silvio Buscemi, presidente della Sio e ordinario di Nutrizione clinica all’Università di Palermo. 

L’obesità in numeri 

In Italia soffre di obesità l’11,8% della popolazione adulta, mentre circa il 34% è in sovrappeso, con un impatto significativo su salute pubblica e costi sanitari. Secondo i dati più recenti dell’Italian barometer obesity report, tra le regioni con i tassi più alti ci sono Molise (14,1%), Campania (12,9%) e Abruzzo (12,7%). 

Se includiamo il sovrappeso, al Sud quasi una persona su due – circa il 49% – è sopra il proprio peso forma, contro il 42% del Nord. Il divario si fa ancora più drammatico tra i minori: nelle regioni meridionali la percentuale di bambini in eccesso di peso è quasi doppia rispetto a certe aree del Nord. In Campania, ad esempio, è obeso il 18,6% di minori, contro il 3-4% delle Provincie autonome di Trento e Bolzano. 

Disuguaglianze nell’accesso ai farmaci 

Disuguaglianze che si riflettono anche nell’accesso alla terapia farmacologica, in particolare ai nuovi farmaci anti-obesità, gli agonisti del recettore Glp-1. “Essendo farmaci interamente a carico del cittadino, in assenza di una diagnosi di diabete, si crea una barriera sociale: chi vive nel meridione e ha un reddito basso non può permettersi cure da 300 euro al mese, pur avendone più bisogno”, spiega Buscemi. 

La possibile soluzione

Per la Sio, la soluzione risiede nella standardizzazione dei percorsi di cura (Pdta) e nell’inserimento dell’obesità nei Livelli essenziali di assistenza. “Laddove le regioni hanno attivato Pdta specifici e reti di centri accreditati dal sistema pubblico, si iniziano a vedere i primi segnali di inversione di tendenza nei dati epidemiologici”, fa sapere Buscemi.

Gli ultimi dati indicano che le differenze nel tasso di obesità tra Nord e Sud si stanno lentamente riducendo, “non perché il Sud stia migliorando drasticamente, ma perché i tassi di obesità e sovrappeso stanno crescendo più velocemente al Nord”, precisa Buscemi. 

È dunque necessario “cambiare la cultura, partendo dalle scuole” per “garantire a ogni cittadino, da Nord a Sud, lo stesso diritto alla cura”. 

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