In base ai dati più recenti, in Italia si stimano circa 5.700 nuovi casi di mieloma multiplo ogni anno. “Ma, grazie all’introduzione di nuove ed efficaci terapie negli ultimi 20 anni, si stima che in Italia ci siano più di 34.000 persone con diagnosi di mieloma multiplo”. A sottolinearlo è Sara Bringhen, direttore SC Ematologia dell’Azienda ospedaliera Santa Croce e Carle di Cuneo, in occasione della Giornata mondiale contro il cancro.
Le sfide
Si tratta di una malattia “molto più trattabile rispetto a 20 anni fa, ma che resta complessa. Le sfide maggiori sono cliniche, biologiche e organizzative”, dice la specialista a LaPresse. “Dal punto di vista clinico, il mieloma è una malattia cronica e recidivante e non è guaribile nella grande maggioranza dei casi. Con le attuali opzioni terapeutiche però, la sfida centrale è quella di ottenere un controllo prolungato della malattia, ritardando la progressione e preservando la qualità di vita, raggiungendo così quella che si chiama la cura funzionale”.
La cura funzionale “non implica necessariamente l’eradicazione totale di tutte le cellule tumorali, ma indica una condizione in cui la malattia è tenuta sotto controllo a lungo termine, permettendo al paziente di vivere una vita qualitativamente e quantitativamente normale”, precisa Bringhen.
Non un solo mieloma
“Dal punto di vista biologico, non esiste il mieloma, ma ad una malattia corrispondono molte biologie, a causa di una grande variabilità genetica. Questo fa sì che nello stesso paziente coesistano diverse popolazioni cellulari, alcune muoiono con la terapia, altre sopravvivono in quanto resistenti. Di conseguenza – dice la specialista – osserveremo risposte imprevedibili con difficoltà a mantenere risposte profonde nel tempo e necessità di terapie personalizzate”.
Cure il più possibile vicine a casa
C’è poi un altro aspetto di cui tenere conto. “Le terapie sono spesso continuative con necessità di accesso all’ospedale per la somministrazione, con un notevole impegno sia delle strutture che dei pazienti e dei familiari. La sfida più importante nel prossimo futuro – conclude la specialista – sarà quella di implementare la medicina di continuità, permettendo così al paziente di ricevere le migliori terapie il più vicino possibile a casa”.

