In un’epoca in cui i patogeni si spostano rapidamente da una parte all’altra del mondo, il virus Nipah torna a preoccupare gli esperti di sanità globale. E questo nelle stesse ore in cui gli Stati Uniti formalizzano l’addio all’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) dopo 77 anni di collaborazione. Due argomenti strettamente collegati, come spiega a LaSalute di LaPresse Massimo Ciccozzi, epidemiologo dell’Università Campus Bio-Medico.
“Nipah è un patogeno imprevedibile e altamente letale. Nel nostro ultimo lavoro su questo virus, pubblicato nel 2025 – ricorda lo studioso – sottolineavamo come la minaccia persistente rappresentata dagli agenti patogeni zoonotici evidenzi una crescente sfida globale per la salute pubblica. Una sfida contro la quale occorre reagire in modo coordinato, perché la salute è un bene mondiale”. Ma vediamo meglio le ultime novità sul virus Nipah.
Il patogeno dei pipistrelli: 5 casi in India
Il virus Nipah appartiene alla famiglia Paramyxoviridae e il serbatoio è rappresentato dai pipistrelli della frutta, che possono infettare gli uomini attraverso l’esposizione diretta alla loro saliva, agli escrementi o a cibi contaminati. “Sono stati segnalati cinque nuovi casi, a gennaio 2026 tra cui medici e infermieri infettati. Bisogna dire che questo virus è endemico nel Sud-Est asiatico e potenzialmente letale”, avverte Ciccozzi.
“Si tratta di un patogeno classificato ad alto rischio per il suo potenziale epidemico, tanto che risulta nella lista dei virus attenzionati dall’Oms. Non c’è un vaccino o un antivirale specifico e si arriva a tassi di mortalità fino al 94% nelle epidemie passate. Insomma, al momento il virus Nipah è una preoccupazione critica per le autorità sanitarie di tutto il mondo. Trasmesso principalmente attraverso il contatto con pipistrelli della frutta o il consumo di cibo contaminato, nonché direttamente da uomo a uomo, rimane un agente patogeno altamente letale e imprevedibile”.
“Ragionare in termini di sanità globale”
“Non siamo dinanzi a una situazione di allarme – precisa Ciccozzi – ma è comunque necessaria cautela e massima attenzione, perché come ci ha insegnato Covid-19 dobbiamo imparare a ragionare in modo globale. La sanità non è più solamente un qualcosa che riguarda il nostro Paese: le epidemie in poche ore di aereo possono raggiungere ogni parte del mondo. Ecco allora l’importanza dell’Oms”.
La scelta degli Usa
Eppure il Dipartimento della Salute e il Dipartimento di Stato hanno annunciato il completamento del ritiro degli Stati Uniti dall’Agenzia di Ginevra, a causa della “cattiva gestione da parte dell’organizzazione della pandemia di Covid-19 scoppiata a Wuhan, in Cina, della mancata adozione di riforme urgenti e della loro incapacità di dimostrare indipendenza dall’inappropriata influenza politica degli stati membri dell’Oms”, come si legge in una nota della Casa Bianca.
Così, a un anno dalla promessa del presidente Donald Trump, arriva puntuale l’addio. Gli Stati Uniti si coordineranno con l’Oms “solo in modo limitato per rendere effettivo il ritiro”.
Quella di Ginevra è “un’organizzazione che da 80 anni si occupa di sanità globale. Lasciarla – afferma l’epidemiologo – è sicuramente un danno per la nazione che esce e comporta più di lavoro per chi rimane. Poi, se qualcosa non funziona bene, si può cambiare. Ma lo si fa stando all’interno, non uscendone ed isolandosi”, conclude Ciccozzi.
L’esperto è convinto che questa mossa possa tramutarsi in un boomerang. “Perché la pandemia ci ha insegnato che possiamo uscire da queste minacce sono se agiamo insieme”. E in circolazione non c’è solo il virus Nipah.

