Riflettori accesi sulla lebbra, una malattia tropicale che in molti avevamo dimenticato. Nella 73° Giornata Mondiale dei malati di lebbra, istituita da Raoul Follereau e promossa da Aifo – Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau ETS, faremmo bene a guardare meglio i dati. Perché in effetti, dopo decenni di silenzio, a fine 2025 la lebbra ha allarmato l’Europa. Ma, lo diciamo subito, si è trattato di casi di importazione di una malattia poco nota e che sconta ancora molti pregiudizi. Cerchiamo di fare chiarezza.
Che cosa è successo
Il bollettino settimanale del Centro Europeo per la prevenzione e il Controllo delle malattie ha segnalano un caso confermato in Romania: una donna indonesiana addetta ai massaggi in una spa; per altre tre sue colleghe la diagnosi è sospetta, ma non è stata confermata. “Il direttore sanitario della struttura ha tranquillizzato i clienti: il contagio richiede un contatto stretto e prolungato, come quello che la paziente, di ritorno da un viaggio a casa, aveva avuto per un mese con la madre, ricoverata per la stessa malattia. La struttura è stata comunque chiusa e disinfettata a fondo”, ricostruiscono i medici anti-bufale di Dottoremaeveroche.it, il portale contro le fake news della Fnomceo (Federazione nazionale degli ordini dei medici).
Pochi giorni dopo questa segnalazione, l’Istituto di sanità pubblica croato ha dato notizia che la malattia era stata diagnosticata anche in un altro lavoratore nepalese. Entrambi i casi sono “di importazione”, perché sono stati riconosciuti qui, ma la trasmissione dell’infezione non è avvenuta sul suolo europeo.
Che cos’è la lebbra
Questa malattia infettiva batterica cronica è causata da Mycobacterium leprae o Bacillo di Hansen. Colpisce la pelle, gli occhi, il tratto respiratorio, ma soprattutto i nervi, che tendono a perdere la sensibilità nocicettiva, cioè la loro capacità di rilevare un possibile danno all’organismo. “Si tratta di una malattia poco contagiosa, e solo una piccola percentuale di persone esposte o infettate sviluppa effettivamente la lebbra, che oggi può essere curata in modo efficace e definitiva”, sottolineano i dottori anti-bufale.
La lebbra nel mondo
Nel 2019 si contavano poco più di 200.000 casi in 118 Paesi, di cui solo il 5% aveva deformità visibili al momento della diagnosi, un dato che mostrava un calo del 40% rispetto al 2014, ancora più marcato nei bambini. Ebbene, “nel 2024 sono stati registrati in totale 172.717 casi globali di lebbra – dicono da Aifo – con una diminuzione del 5,5% rispetto all’anno precedente. La concentrazione delle persone diagnosticate è soprattutto in tre Paesi: India, Brasile e Indonesia. Tra i nuovi casi il 5,4% sono bambini, mentre il 40,2% si riscontrano tra le donne”.
Fra stigma e paura
Per secoli la lebbra per via delle lesioni cutanee e delle deformità che seguivano, è stata associata nelle diverse culture e religioni a impurità e peccato, spingendo a un isolamento sociale stretto di queste persone. I lebbrosi vivevano segregati e dovevano annunciare il loro arrivo con campanelli perché gli altri si riparassero evitando il rischio di contagio. “Rischio che, come si è detto, è in realtà molto basso. Ma lo stigma è talmente introiettato nella nostra cultura, che per spiegare il significato di questa parola si usa proprio l’espressione essere trattato da lebbroso”, scrivono i dottori anti-bufale.
Quello dell’inclusione e della cura è un tema caro ad Aifo, presente nelle piazze e parrocchie d’Italia grazie a centinaia di volontari con la vendita di prodotti. “In Italia e in Europa non c’ê nessuna emergenza. La lebbra è considerata una malattia rara, ma può presentarsi in ogni parte del territorio come patologia di importazione, legata ai flussi e spostamenti delle popolazioni o diagnosticata in italiani che hanno soggiornato in Paesi endemici (circa dieci nuove diagnosi ogni anno nel nostro territorio)”, ricordano dall’Associazione.
“Il cammino verso un mondo senza lebbra presuppone azioni integrate verso l’obiettivo Tre Zeri: zero trasmissione, zero disabilità e zero discriminazione. A questi si affianca il ruolo centrale dell’inclusione delle persone colpite dalla malattia, elemento imprescindibile per superare stigma ed esclusione sociale”, conclude il presidente Aifo, Antonio Lisson.

