Bruciare traffico, ostacoli e semafori per portare il soccorso d’emergenza proprio là dove serve e farlo il prima possibile, contribuendo a salvare vite umane. Come? Volando, direte voi. E in effetti la soluzione è proprio quella di sfruttare un drone agile e rapido, testato e sviluppato ad hoc. È l’idea che ha portato al test di volo eseguito nei giorni scorsi a Rosciano (Pescara) all’interno del progetto sperimentale Seuam (Sanitary Emergency Urban Air Mobility).
Si tratta di un progetto pionieristico che punta a rivoluzionare il soccorso sanitario d’emergenza attraverso l’impiego di droni e sistemi di mobilità aerea urbana. Un’iniziativa lanciata da chi, di emergenza, si occupa tutti i giorni: la Sis118. Ma di che si tratta? Simulando un arresto cardiaco improvviso a Rosciano, in piazza Matteotti, si sono sfidate un’ambulanza del Set118 di Pescara e un drone dotato di defibrillatore, messo a disposizione da UrbanV – partner tecnico del progetto insieme a D-Flight, fornitore di servizi U-Space e controllo dello spazio aereo.
Il test ‘su campo’
I due mezzi sono partiti contemporaneamente, e indovinate chi è arrivato prima? “I risultati sono stati straordinari”, commenta a LaPresse Mario Balzanelli, presidente nazionale Sis118 nonché ideatore della sperimentazione.
Su un tragitto di 13 km per l’ambulanza contro 9 km di volo per il drone, quest’ultimo ha consegnato il defibrillatore con un anticipo di 4 minuti. “Questo vuol dire che, rispetto al soccorso ordinario effettuato da mezzo su gomma, il paziente avrebbe ricevuto la scarica elettrica del defibrillatore ben 4 minuti prima, con drastico aumento delle probabilità di sopravvivenza: del 35-40% circa contro il 3-7% di un intervento effettuato in condizioni ordinarie”, stima soddisfatto Balzanelli. Perché in caso di arresto cardiaco improvviso, il tempo dell’intervento fa la differenza.

Con il drone una svolta per il soccorso
L’esperto non ha dubbi: “L’invio di droni iperveloci dotati di defibrillatore può segnare una svolta rivoluzionaria nella gestione tempo dipendente del paziente in arresto cardiaco. Per ogni minuto guadagnato nell’erogazione della scarica elettrica da parte del defibrillatore è possibile aumentare le chance di recupero del 10%”, insiste.
L’esito di questo test di Rosciano “è importantissimo, perché dimostra che se si fosse attivato il percorso di cardioprotezione aerea, le cose cambierebbero in modo significativo”, sottolinea ringraziando UrbanV e D-Flight, partner tecnici della sperimentazione insieme ad Enac, Enab, la Regione Abruzzo, la Asl Pescara, il Sistema di Emergenza Territoriale 118 di Pescara, la Sezione Regionale SIS118 Abruzzo.
“Il test di Rosciano – interviene Ivan Bassato, presidente di UrbanV – rappresenta un passaggio fondamentale nel dimostrare come le tecnologie di Innovative Air Mobility possano avere un impatto diretto e misurabile sulla tutela della vita umana. Mettere a disposizione un drone equipaggiato con defibrillatore significa trasformare l’innovazione aeronautica in uno strumento concreto di supporto alla rianimazione avanzata, riducendo drasticamente i tempi di intervento nelle emergenze tempo-dipendenti”.
Il progetto continua: il prossimo appuntamento del drone salva-vita
Sulla stessa linea Maurizio Paggetti, Ceo di D-Flight, convinto che sia stato fatto “un ulteriore passo avanti verso l’impiego dei droni nei servizi pubblici essenziali. In D-Flight ci confermiamo come abilitatore del mercato dei droni in ambito biomedicale, in coerenza con il piano industriale del Gruppo Enav delineato dal nostro AD Monti. Continuiamo così a rafforzare la nostra presenza a supporto dell’impiego dei droni nei settori strategici per la società civile”.
L’Enac accoglie “con estremo interesse ogni iniziativa di mobilità innovativa – sottolinea Marco Silanos, direttore Servizi Aerei Innovativi Enac – e in particolare quelle dedicate alle attività sanitarie tempo-dipendenti che rendono un servizio concreto alla cittadinanza, unendo tempestività, efficienza e sostenibilità delle operazioni. Il progetto Seuam 118 rappresenta un ulteriore passo in avanti nello sviluppo di questo contesto, con tangibili benefici verso l’accettabilità sociale dei mezzi a pilotaggio remoto che rappresentano l’evoluzione della mobilità”.
Dunque in Abruzzo “si è concluso con grande soddisfazione un test di volo che apre a scenari di notevole interesse in campo sanitario oltre a quello del soccorso preospedaliero”, chiosa Aurelio Soldano, direttore Dipartimento di Emergenza della Asl di Pescara. Il prossimo appuntamento sarà in Calabria: la sperimentazione del soccorso volante su drone continua. E le prospettive sono interessanti, non solo nelle città ma nei centri montani e nelle isole.

Foto: Sis118

