Influenza, Riccardi (Simeu): “Pronto soccorso in tilt e pazienti in barella”

Influenza, Riccardi (Simeu): “Pronto soccorso in tilt e pazienti in barella”

Il presidente della Simeu Alessandro Riccardi chiarisce perché il picco dell’influenza stagionale sta mettendo in ginocchio il Servizio sanitario nazionale.

L’impennata di accessi al pronto soccorso dovuti all’influenza K sta mandando in tilt i servizi di emergenza, evidenziando le criticità strutturali del nostro Servizio sanitario nazionale. In molti ospedali, un numero crescente di pazienti staziona in barella nei corridoi, nell’attesa che si liberi un posto letto in reparto. È il fenomeno del ‘boarding’, che incide su tempi di attesa, qualità delle cure e carico di lavoro degli operatori. 

Mancata prevenzione

“È un problema rilevante. Come al solito però, invece di approntare per tempo strategie organizzative come reparti tampone e unità di crisi, si interviene quando il problema è già esploso. A quel punto, trovare una soluzione strutturata ed efficace diventa complicato”, spiega Alessandro Riccardi, presidente nazionale della Simeu, la Società italiana della medicina di emergenza-urgenza. 

I numeri dei pazienti colpiti da sindrome influenzale sono in realtà “in linea con l’andamento stagionale atteso. Quest’anno si registra un lieve aumento dei casi di polmonite, perché il quadro clinico è più severo, ma si tratta di una situazione non dissimile da quella di altre stagioni caratterizzate da un’influenza di pari aggressività”, chiarisce Riccardi. 

La carenza di posti letto

“Il boarding è la manifestazione di un sistema insufficiente e inadeguato. Non è possibile che il sistema sanitario di uno Stato civile vada in tilt per un’influenza stagionale”, fa notare Riccardi, che con la Simeu denuncia da tempo la carenza di posti letto. “Negli ultimi anni abbiamo assistito a un enorme depauperamento del sistema – prosegue il presidente – i nuovi posti letto attivati per case e ospedali di comunità spesso vengono sottratti agli ospedali per acuti: il numero complessivo di posti letto non aumenta”.

I casi di polmonite

In lieve crescita, rispetto alla media, i casi di polmoniti. “Si va dalle polmoniti influenzali alle interstiziali, simili a quelle osservate durante Covid-19. In molti  casi si tratta di sovrapposizioni batteriche e quindi di forme miste, ma si registrano anche casi pediatrici di polmoniti necrotizzanti”, informa Riccardi. 

Sebbene il virus si manifesti con forme più aggressive del solito, “la situazione non è di per sé drammaticamente preoccupante, se non per il fatto che si innesta su un servizio sanitario in difficoltà. Forse manca la volontà politica di tutelare il Ssn ed evitare che gli anziani rimangano in barella per giorni in attesa di un posto letto a cui avrebbero diritto”, rimarca il presidente Simeu.

Gli accessi non necessari

Al sovraffollamento dei pronto soccorso contribuiscono anche gli accessi non necessari. “Ma non sono più del 10-15% del totale”, precisa Riccardi. “Non dobbiamo colpevolizzare il paziente, che spesso ha delle necessità che non trovano riposte nei servizi territoriali. A quel punto, il pronto soccorso diventa l’unica soluzione”. 

Quando è necessario andare in ospedale? “Sicuramente quando si è in presenza di difficoltà respiratorie, affanno, dispnea, dolore toracico o alterazione dello stato di coscienza. Consiglio di non recarsi in ospedale per sintomi banali come una febbre con dolori articolari o un’abituale cefalea. Conviene sempre sentire prima il 118 – conclude Riccardi – per avere indicazioni precise e capire come muoversi a seconda del caso specifico”. 

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