Perché l’obesità ‘metabolicamente sana’ non esiste: la ricerca

Perché l’obesità ‘metabolicamente sana’ non esiste: la ricerca
Photo by: Lino Mirgeler/picture-alliance/dpa/AP Images

Uno studio londinese smentisce la possibilità che esista un’obesità sana dal punto di vista metabolico.

Non esiste l’obesità ‘buona’: uno studio dell’Imperial College London smonta la vecchia idea rassicurante del ‘metabolicamente sano’. Chi, pur convivendo con un forte eccesso di peso, “mostrava analisi del sangue perfette, niente diabete, pressione nella norma e colesterolo sotto controllo, si rifugiava nella visione di un’obesità metabolicamente sana”, spiega Silvio Buscemi, presidente della Sio, la Società italiana dell’obesità.

Un falso mito: l’obesità ‘sana’

“Ma la scienza accende un semaforo rosso: quel porto sicuro non esiste”, prosegue Buscemi. “Anche quando i parametri metabolici sono impeccabili, l’obesità aumenta drasticamente il rischio di malattie gravi rispetto a chi ha un peso nella norma”. Lo studio, che ha trovato spazio sull’American journal of preventive cardiology, si basa sui dati della Uk Biobank, che ha seguito 157mila persone per 13 anni. 

I rischi accresciuti di malattie 

Chi convive con l’obesità, pur senza complicanze immediate, si espone a un rischio drasticamente superiore di sviluppare malattie cardiovascolari aterosclerotiche. La probabilità di ammalarsi aumenta del 46% negli uomini e del 34% nelle donne. 

Valori che raggiungono rispettivamente il 63% e il 69% se si guarda al pericolo di insufficienza cardiaca. “I dati sul rischio di sviluppare la steatosi epatica associata a disfunzione metabolica sono ancora più allarmanti: l’aumento è del 137% negli uomini e 344% nelle donne”, sottolinea Buscemi. Il rischio di morte per qualsiasi causa sale invece del 36% per gli uomini e del 27% nelle donne. 

Se l’obesità da sola è pericolosa, quando si aggiungono i classici problemi metabolici, ovvero ipertensione, diabete o dislipidemia, la situazione precipita. Lo studio dimostra che la presenza di anomalie metaboliche raddoppia i tassi di eventi negativi legati all’obesità. “Più la colonna della bilancia sale – passando dall’obesità di classe I alla III – e più si accumulano disturbi metabolici, più la probabilità di finire in ospedale per infarto, ictus o insufficienza renale aumenta”, evidenzia Buscemi.

I pericoli per i bambini

La preoccupazione degli esperti si estende anche alle nuove generazioni, sfatando un altro luogo comune pericoloso: non è vero che i bambini hanno “tempo per cambiare” senza conseguenze. “Nuove evidenze cliniche confermano che l’obesità pediatrica, anche quando non presenta i tratti tipici della malattia metabolica, eleva il rischio cardiometabolico già nell’infanzia”, fa notare l’esperto. 

“Una chiamata alle armi”

“Con circa 300 milioni di persone nel mondo classificate come ‘obese ma sane’, questo studio è una chiamata alle armi per la sanità pubblica”, conclude Buscemi. “L’obesità non si può ignorare finché non compare il diabete, ma è una condizione che va trattata subito. Non bisogna aspettare che le analisi diventino ‘rosse’. Agire sul peso oggi, attraverso lo stile di vita o le nuove terapie farmacologiche, significa disinnescare una bomba a orologeria prima che inizi a ticchettare”.

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