Perché ci mangiamo le unghie: l’indizio che arriva dai roditori 

Perché ci mangiamo le unghie: l’indizio che arriva dai roditori 
Patrick Pleul/picture-alliance/dpa/AP Images

Dal Michigan la ricerca che aiuta a spiegare le ragioni dietro comportamenti ripetitivi come mangiarsi le unghie.

Il continuo rosicchiare dei roditori non è solo un riflesso, ma un comportamento che attiva il rilascio di dopamina nel cervello – una sorta di ricompensa biochimica –  grazie a un circuito neurale finora sconosciuto. A scoprirlo è stato un gruppo di ricercatori dell’Università del Michigan, grazie a uno studio che getta luce su un’abitudine del tutto umana, quella di rosicchiarsi le unghie.

Anche se il circuito è stato individuato nei topi, i ricercatori ritengono infatti che possa esistere anche in altri mammiferi. Un’ipotesi che si inserisce in un filone sempre più solido di studi secondo cui tra cervello, salute orale e abitudini quotidiane c’è un legame molto più stretto di quanto si pensasse.

Un nuovo circuito cerebrale 

“Per molto tempo si è pensato che il rosicchiare fosse un comportamento passivo, legato soprattutto a fattori meccanici”, spiega Bo Duan, professore associato di Biologia molecolare, cellulare e dello sviluppo all’Università del Michigan. Lo studio è stato condotto insieme a Joshua Emrick, docente presso la School of Dentistry dello stesso ateneo.

“Quello che stiamo capendo è che non si tratta di un gesto automatico: è un comportamento guidato”, spiega Duan. “Esiste un circuito nel cervello che collega le sensazioni provenienti dai denti ai neuroni che rilasciano dopamina, l’area legata al piacere e alla ricompensa. In altre parole, anche azioni molto semplici di ‘manutenzione’ vengono rinforzate attivamente dal cervello”.

L’individuazione di questo circuito offre una spiegazione biologica concreta del perché certi comportamenti ripetitivi si mantengano nel tempo, come un cane che rosicchia un osso o una persona che si mangia le unghie.

Dopamina e disturbi del cavo orale 

Sul piano clinico, la dopamina è già nota per il suo ruolo in diversi disturbi del cavo orale: dal bruxismo – il digrignamento involontario dei denti – alla malocclusione, cioè il disallineamento tra arcata superiore e inferiore. La scoperta, pubblicata su ‘Neuron’, potrebbe aprire la strada a trattamenti più mirati, chiarendo finalmente il legame tra le sensazioni della bocca e i circuiti della ricompensa nel cervello.

“L’aspetto più interessante di questo lavoro è che ci aiuta a capire perché gli animali sviluppano comportamenti orali ripetitivi e come questi si colleghino a patologie umane”, osserva Emrick, dentista e neuroscienziato.

Il problema, aggiunge, è che quando qualcosa si inceppa “a monte”, cioè nei circuiti cerebrali, le conseguenze possono essere pesanti per i tessuti orali. E oggi mancano ancora terapie mirate: “Bisogna capire meglio dove e come nascono questi comportamenti nel cervello”.

Sempre a rosicchiare

Per i roditori – topi, ratti, scoiattoli, castori, marmotte, capibara – rosicchiare non è un vizio: è una necessità. I loro incisivi crescono per tutta la vita, quindi devono consumarli continuamente per mantenerli alla giusta lunghezza e conservare l’allineamento della mandibola. Se questo equilibrio salta, mangiare diventa complicato, se non impossibile.

Finora si pensava che fosse tutto qui: un riflesso meccanico, legato all’usura dei denti. Ma il gruppo di Duan ha iniziato a notare qualcosa di strano: alcuni topi da laboratorio sviluppavano denti troppo lunghi. “È stato il primo segnale che forse non si trattava solo di un riflesso”, ha detto Duan.

Rendendosi conto che la crescita anomala dei denti poteva rivelare qualcosa di più, Duan ha collaborato con Emrick, che studia la sensibilità orale e craniofacciale, per approfondire il fenomeno e le sue implicazioni per la salute orale.

Due percorsi diversi 

Dalla loro collaborazione è emerso che i neuroni sensibili al tatto nei tessuti intorno ai denti inviano segnali a una sorta di snodo che si divide in due percorsi distinti. Uno va ai neuroni motori che muovono la mandibola e posizionano gli incisivi, la componente meccanica. L’altro si estendefino al mesencefalo, dove attiva un centro della dopamina, dando origine alla componente motivazionale del comportamento.

Nel caso dei roditori, questa motivazione è essenziale per mantenere i denti sotto controllo e la mandibola allineata, garantendo la capacità di alimentarsi normalmente e sopravvivere. “Anche se i denti umani smettono di crescere, i meccanismi cerebrali che guidano i comportamenti orali ripetitivi potrebbero essere ancora attivi”, ha aggiunto Duan.

Studi precedenti hanno mostrato che persone con autismo e depressione presentano una maggiore incidenza di malocclusione. Inoltre, ha spiegato Emrick, il Parkinson e i suoi trattamenti influenzano i livelli di dopamina nel cervello e, quando ai pazienti vengono somministrati precursori della dopamina per lunghi periodi, possono sviluppare bruxismo.

Una strada per nuovi trattamenti 

Il nuovo circuito potrebbe dunque aprire nuove strade per il trattamento di questi problemi. Il team è anche interessato a capire se questo circuito possa spiegare abitudini simili in altri animali.

“Se si guarda ai mammiferi in generale, c’è qualcosa nel tono orale che deve essere mantenuto, anche negli animali che non hanno incisivi a crescita continua. Mantenere la muscolatura in forma è fondamentale perché serve per procurarsi e consumare il cibo”, ha detto Emrick. 

“Siamo partiti dalla curiosità di capire questa caratteristica peculiare dei roditori – il rosicchiare – e siamo arrivati a una nuova comprensione dei processi neurali che influenzano la salute umana. Capire come sono organizzati questi circuiti potrebbe un giorno aiutarci a intervenire quando il comportamento diventa disfunzionale”.

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