Un cronoprogramma di 3 anni, con appuntamenti fissi ad aprile e settembre, un fondo da almeno 1,2 mld nel 2026-28 e nuove misure dedicate a stimolare la ricerca innovativa e di frontiera, ciascuna con una dotazione finanziaria specifica. Il Piano triennale contenuto nel decreto firmato dal ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, punta a far uscire la ricerca – storicamente una ‘Cenerentola’ in Italia – dall’incertezza, introducendo un calendario chiaro, un fondo unico e risorse definite.
Il plauso del presidente del Cnr
Novità che “sono la prova concreta della sua volontà di porre al centro la valorizzazione della ricerca e del suo personale che, con questo Piano, trova rinnovata rilevanza. Consentire a tutti gli Enti di programmare secondo un calendario certo dei bandi e di contare su un fondo unico e strutturale con risorse definite in anticipo è la giusta leva da attivare, in grado di dare un forte impulso e una prospettiva stabile a un settore chiave per il Paese”, ha commentato il presidente del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) Andrea Lenzi.
Oltre l’incertezza
Una “svolta rispetto al passato, quando il sistema si è trovato troppo spesso a fare i conti con incertezza nei tempi dei bandi e nell’erogazione delle risorse. Oggi assicuriamo stabilità finanziaria, programmazione chiara, continuità negli strumenti di finanziamento, intervenendo con decisione per tagliare la burocrazia”, ha rivendicato Bernini.
Il calendario dei bandi
Gli avvisi saranno pubblicati con tutti i dettagli entro il 30 aprile di ogni anno con risultati resi pubblici entro il 30 settembre.
Il Fondo per la ricerca
Il nuovo Fondo per la Programmazione della Ricerca nel triennio 2026-2028 ha una dotazione pari a 259.029.354 euro nel 2026, 257.633.003 euro nel 2027 e 285.703.366 euro nel 2028; per gli anni successivi è fissata in 665.901.239 euro nel 2029 e nel 2030 e in 687.830.876 euro nel 2031.
A queste risorse si aggiungono quelle destinate ai Prin che, come previsto dalla legge di Bilancio 2026, diventano annuali e acquisiscono una dotazione minima strutturale pari a 150 milioni di euro per ciascun anno. Per il 2026 lo stanziamento supera i 270 milioni di euro, risultando quasi raddoppiato rispetto alla soglia minima prevista. Complessivamente, spiegano dal Mur, le risorse destinate alla ricerca ammontano quindi a oltre 409 milioni di euro nel 2026, superano i 407 milioni nel 2027 e raggiungono circa 435 milioni nel 2028.
I nuovi strumenti che premiano l’innovazione
Novità ad hoc per la ricerca innovativa e di frontiera: arrivano i PRIN Hybrid e i Synergy Grant. I primi – finanziati nel 2026 con 59 milioni di euro – costituiscono una nuova linea di finanziamento orientata alla valorizzazione della multidisciplinarità, promuovendo l’integrazione tra saperi umanistici e applicazione delle nuove tecnologie (AI inclusa).
I Synergy Grant, forti di una dotazione di 50 milioni di euro per il 2026, sono pensati per rafforzare la cooperazione tra comunità scientifica e sistema produttivo. Altra novità è rappresentata dai FIS: per il 2027 è già stabilita un’edizione di Starting Grant – il bando dedicato ai ricercatori più giovani – mentre per il 2028 è previsto un bando per Consolidator-Advanced Grant per ricercatori in fase di consolidamento del proprio background e di scienziati di riconosciuta maturità.
La leva giusta
Consentire agli enti di ricerca di programmare secondo un calendario certo dei bandi e di contare su un fondo unico e strutturale con risorse definite in anticipo “è la giusta leva, in grado di dare un forte impulso e una prospettiva stabile a un settore chiave per il Paese”, ha evidenziato il presidente del Cnr, apprezzando l’introduzione dei PRIN Hybrid.
“Potrà rafforzare ulteriormente il sistema Cnr, che fonda sulla multidisciplinarietà il proprio tratto distintivo, orientando la ricerca verso una sempre maggiore integrazione dei saperi”. Ma Lenzi evidenzia anche “l’introduzione dei Synergy Grant, in grado di accrescere la competitività del Paese e il potenziale traslazionale dei progetti. Nell’ambito del Piano Mattei il Cnr potrà ampliare la propria piattaforma di innovazione e ricerca tecnologica nello spazio euromediterraneo e nella cooperazione con il continente africano”.

