Parla al femminile la ricerca che potrebbe aver individuato un possibile bersaglio terapeutico per i tumori della pelle e del pancreas. Nella Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza, lo studio guidato da Angela Bachi, direttrice del laboratorio di Proteomica funzionale dell’Istituto di Oncologia molecolare di Fondazione Airc, e da Vittoria Matafora, prima autrice della pubblicazione, ricorda ancora una volta il contributo decisivo delle donne nelle discipline Stem e nella ricerca scientifica.
Il tumore al pancreas è tra i tipi di cancro più complessi e difficili da curare: solo il 12% dei pazienti sopravvive a cinque anni dalla diagnosi. Un tumore che condivide col melanoma, col cancro del colon-retto e della mammella triplo-negativo una particolare caratteristica metabolica: la forte dipendenza dai lipidi per crescere e proliferare.
La ricerca
Il gruppo di ricercatori e ricercatrici di Ifom, l’Istituto di Oncologia molecolare di Fondazione Airc di Milano ha dimostrato che Bace2, una proteina espressa in eccesso in diversi tumori soldi, regola l’assorbimento dei grassi nelle cellule tumorali. Inibire questa proteina potrebbe dunque rappresentare una nuova strategia contro i tumori dipendenti dai lipidi.
I risultati degli esperimenti svolti hanno quindi dimostrato un ruolo centrale e precedentemente sconosciuto di Bace2 nel regolare il metabolismo lipidico tumorale, una vulnerabilità che potrebbe essere sfruttata a fini terapeutici. I ricercatori hanno utilizzato un approccio multi-omico.
L’azione di Bace2
“Bace2 agisce come una sorta di forbice molecolare, controllando quanti trasportatori lipidici, sia del colesterolo che degli acidi grassi, rimangono attivi sulla superficie cellulare”, spiega Bachi.
“Tale azione passa attraverso il taglio di tali tipi e il loro rilascio all’interno, grazie a un processo chiamato shedding.Questo meccanismo impedisce l’accumulo lipidico eccessivo che sarebbe tossico per le cellule tumorali”, prosegue Bachi. “Grazie all’uso combinato di tecniche amiche abbiamo scoperto che tra i bersagli di Bace2 ci sono proprio i principali trasportatori lipidici”.
“Quando abbiamo inibito Bace2 dal punto di vista genetico e farmacologico, abbiamo osservato un accumulo dei trasportatori sulla membrana cellulare e un conseguente sovraccarico di colesterolo e acidi grassi”, aggiunge Matafora, prima autrice dell’articolo pubblicato su Journal of experimental & clinical cancer research.
L’eccesso di grassi “ha mandato le cellule tumorali in crisi. Sovraccaricate di questi depositi di goccioline lipidiche – evidenzia la ricercatrice – hanno attivato meccanismi di emergenza tra cui la lipolisi, per degradare i grassi in eccesso. Tuttavia questo processo è diventato presto tossico, portandole alla morte”.
Nello studio è stata inclusa l’analisi di biopsie tumorali di pazienti, che ha consentito di dimostrare che livelli elevati di BACE2 sono associati a un metabolismo lipidico particolarmente intenso e a un marcato accumulo di goccioline lipidiche nei tumori umani. Dal punto di vista clinico, i pazienti con alta espressione di BACE2 mostrano un peggiore esito clinico e una ridotta sopravvivenza.
“Inibendo Bace2 – chiarisce Bachi – si potrebbero mandare in crisi metabolica in maniera selettiva le cellule tumorali dipendenti dai lipidi”. Bace2 potrebbe dunque funzionare sia come biomarcatore – per identificare pazienti con tumori particolarmente dipendenti dai grassi – sia come bersaglio terapeutico.

