Una terapia innovativa che ‘viene dal freddo’ ha mantenuto le sue promesse per otto giovanissimi pazienti con gravi malattie autoimmuni refrattarie ai trattamenti convenzionali. Grazie alle cellule Car-T tutti hanno potuto interrompere le terapie immunosoppressive: sette sono ormai guariti, mentre l’ottavo – con sclerosi sistemica giovanile – è in remissione e mostra “un miglioramento clinico importante e progressivo nel tempo”, come spiegano dall’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma.
Sì, perché questo risultato straordinario vede l’Italia protagonista ed è stato ottenuto grazie all’uso delle cellule Car-T dirette questa volta non contro cellule tumorali ma contro la molecola CD19. I dati definitivi, con un follow-up oltre i 24 mesi, dello studio coordinato dall’Ospedale del Gianicolo in collaborazione con l’Università di Erlangen, sono stati appena pubblicati su ‘Nature Medicine’.

Gli sviluppi e la speranza per 4 nuovi giovani pazienti
Come chiarisce Fabrizio De Benedetti, responsabile dell’area di ricerca di Immunologia, Reumatologia e Malattie infettive del Bambino Gesù, “i risultati sono stati straordinari: non avevamo mai visto una remissione clinica così profonda con le terapie tradizionali. I dati sono particolarmente importanti perché le malattie autoimmuni in età pediatrica hanno un costo sociale altissimo in termini di qualità della vita del paziente e del nucleo familiare, oltre a un costo economico rilevante per il sistema sanitario”.
Non solo: “Questi risultati rafforzano la prospettiva di avviare studi clinici dedicati per offrire questa strategia a un numero più ampio di bambini con malattie autoimmuni gravi. Non a caso – nota De Benedetti – negli ultimi quattro mesi abbiamo trattato con le Car-T altri 4 bambini e ragazzi”.

All’origine delle malattie autoimmuni
Protagonista di queste patologie è il sistema immunitario: invece di difendere l’organismo da agenti patogeni come batteri e virus, aggredisce i tessuti sani scambiandoli per estranei e pericolosi. Questo malfunzionamento causa un processo infiammatorio che interessa potenzialmente qualsiasi parte del corpo, inclusi organi vitali quali il rene e i polmoni, le articolazioni, la pelle, i vasi sanguigni e altri tessuti.
Nello studio 7 ragazzine e 1 maschio tra i 5 e i 17 anni – 5 dei quali trattati dagli specialisti del Bambino Gesù – presentavano forme particolarmente aggressive: 4 il lupus eritematoso sistemico (malattia cronica che può attaccare vari organi tra cui reni, sistema nervoso centrale e polmoni), 3 la dermatomiosite (rara patologia infiammatoria autoimmune che colpisce prevalentemente la cute ed i muscoli scheletrici) e l’ultimo la sclerosi sistemica giovanile.
La sfida
Tutti i giovanissimi pazienti avevano una storia clinica complessa, caratterizzata da risposta parziale o solo temporanea a numerosi trattamenti immunosoppressivi, inclusi farmaci biologici diretti contro i linfociti B, e da un grave coinvolgimento di organi come reni e polmoni, con episodi potenzialmente letali in più di un caso.
Le Car-T
Ideata per battere leucemie e linfomi, questa terapia innovativa prevede la manipolazione in laboratorio dei linfociti T del paziente per ‘resettarli’ rendendoli capaci di riconoscere il bersaglio tumorale attraverso l’introduzione di una sequenza di Dna che codifica per una proteina, il Car (Chimeric Antigen Receptor). L’antigene bersaglio, il CD19, è espresso anche dai linfociti B del sistema immunitario che, nel caso di malattie autoimmuni B-mediate, giocano un ruolo cruciale.
L’eliminazione mirata di queste cellule grazie alle Car-T “consente non solo di ridurre l’infiammazione, ma di ripristinare l’equilibrio del sistema immunitario, aumentando la possibilità di remissioni durature senza terapie croniche”, dicono dall’ospedale.
“Abbiamo applicato in modo innovativo un approccio di terapia genica già consolidato nelle leucemie e nei linfomi a un ambito completamente diverso, cioè quello delle malattie autoimmuni”, chiarisce Franco Locatelli, responsabile dell’area di Oncoematologia e Terapia Cellulare e Genica del Bambino Gesù. Perché qui il bersaglio non è una cellula tumorale, “ma i linfociti B che alimentano l’infiammazione e il danno d’organo”.
I risultati ottenuti su otto pazienti seguiti nel tempo, “dimostrano che questo approccio può portare a un controllo profondo e duraturo della malattia, con sospensione completa delle terapie immunosoppressive, un traguardo particolarmente importante in età pediatrica”, sottolinea lo studioso.
I risultati delle Car-T negli otto giovanissimi pazienti
A oggi tutti i pazienti hanno sospeso completamente le terapie immunosoppressive. “Sette hanno raggiunto una remissione clinica completa, mentre nel paziente con sclerosi sistemica si osserva comunque una riduzione significativa e continua della gravità e una stabilizzazione del coinvolgimento d’organo, senza progressione della malattia”, affermano i sanitari.
Non solo. Nei giovanissimi con lupus è stata documentata una riduzione marcata e progressiva dell’attività di malattia, con remissione completa e miglioramenti clinicamente rilevanti anche nelle forme più gravi, comprese quelle con insufficienza renale avanzata. In quelli con dermatomiosite giovanile si è osservato un recupero della forza muscolare, una regressione delle manifestazioni cutanee e una netta riduzione di complicanze croniche e dolorose come la calcinosi cutanea (cioè il deposito di calcio), tradizionalmente difficile da trattare.
E i benefici clinici si mantengono anche dopo la ricostituzione delle cellule B. Questo suggerisce che la terapia Car-T non agisce come una semplice soppressione temporanea, ma può indurre un vero e proprio reset del sistema immunitario. A questo si associano segnali di regressione del danno d’organo,
Ma cosa sappiamo in termini di sicurezza? “Gli eventi avversi osservati sono stati lievi e transitori, senza infezioni gravi né complicanze a lungo termine. La terapia si è dimostrata ben tollerata anche in pazienti con condizioni cliniche estremamente complesse”, assicurano gli specialisti dell’ospedale pediatrico più grande d’Europa.

