Se l’orologio del cervello non funziona bene ci aiuta lo spazio

Se l’orologio del cervello non funziona bene ci aiuta lo spazio
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Come fa il nostro cervello a elaborare lo scorrere del tempo? Una  ricerca di Sapienza e Fondazione Santa Lucia Irccs risponde a questo quesito.

Come fa il nostro cervello a elaborare lo scorrere del tempo? Una  ricerca di Sapienza e Fondazione Santa Lucia Irccs risponde a questo interessante quesito, dimostrando che il cervello umano ricorre allo spazio per rappresentare gli intervalli temporali quando gli orologi cerebrali interni sono poco efficienti. 

Sì, avete capito bene: spazio e tempo richiedono uno sforzo per essere compresi. E non è un caso, dicono gli autori dello studio pubblicato su NeuroImage, che la rappresentazione spaziale del tempo ricorra ad espressioni come “lasciarsi il passato alle spalle” o “guardare avanti”. Un approccio utilizzato anche per descrivere concetti contro intuitivi, come la “curvatura dello spazio-tempo” nella teoria della relatività.

Gli orologi nel cervello

Ora un team coordinato da Fabrizio Doricchi della Sapienza ha dimostrato – grazie a una serie di test – che nel cervello umano la rappresentazione spaziale del tempo è frutto di un meccanismo che scatta quando gli orologi cerebrali sono attivati in modo impreciso. Se i nostri timer interni non scorrono in modo ottimale, il cervello chiede aiuto alle aree che elaborano le informazioni spaziali e inizia a visualizzare il tempo come se fosse una distanza.

Il responso dell’EEG

Una scoperta fatta studiando le risposte elettroencefalografiche (EEG) registrate durante l’esecuzione di un compito: le ‘cavie’ umane dovevano spingere un tasto posto alla loro sinistra quando la durata di uno stimolo visivo era giudicata “corta” e uno a destra quando era giudicata “lunga”. Ebbene, le persone premevano più velocemente il pulsante posto alla loro sinistra quando decidevano che un intervallo di tempo è breve e viceversa. Proprio come se il tempo fluisse da sinistra a destra.

Questo fenomeno, denominato STEARC (Spatial-Temporal Association of Response Codes), è però assente quando le decisioni sulla durata degli stimoli visivi sono veloci: compare solamente quando sono lente. 

Lo studio ha rivelato inoltre il ruolo chiave del funzionamento non ottimale dei meccanismi cerebrali che calcolano in modo non-spaziale le durate temporali. Mostrandoci che sempre, quando qualcosa non si aziona correttamente, il cervello cerca soluzioni alternative.

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