Nel gennaio dei buoni propositi siete tentati dal digiuno intermittente? In effetti si tratta di una strategia al centro dell’attenzione e che, secondo un nuovo studio internazionale, può davvero comportare benefici per corpo e mente, almeno nel caso dell’obesità. Non solo: la scoperta del ‘segreto’ biochimico del digiuno intermittente apre a terapie farmacologhe mirate anche alla salute del cervello. E a metterla a segno è un team coordinato da giovani scienziati italiani.
La ricerca pubblicata su ‘Acta Physiologica’ ha messo in luce il ruolo chiave del succinato (un acido dicarbossilico fondamentale nel metabolismo cellulare, ndr) nel collegare i benefici del digiuno intermittente su metabolismo, cervello e comportamento alimentare delle persone obese.
“Grazie a questo studio – sottolinea Paola Tognini, ricercatrice presso il Centro Health Science della Scuola Sant’Anna e coordinatrice del lavoro – potremmo sviluppare approcci nutrizionali o farmacologici mirati a modulare il succinato per prevenire non solo il diabete e altre malattie cardiometaboliche, ma anche i disturbi dell’umore e il declino cognitivo associati all’obesità, offrendo una protezione neurobiologica superiore a quella della semplice restrizione calorica”.
Il ruolo del succinato
Ma cosa hanno visto i ricercatori di Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr di Pisa, Università di Pisa, Scuola Normale Superiore e University of California Irvine? Il succinato, composto chiave del metabolismo energetico, può mediare gli effetti benefici del digiuno intermittente sul metabolismo, e soprattutto sul comportamento e sull’infiammazione cerebrale nelle persone obese.
L’obesità pesa sul cervello
Facciamo un passo indietro. Stando ai dati Istat, quasi un adulto su due in Italia è in eccesso di peso: il 34,6% è in sovrappeso e l’11,8% soffre di obesità. Molti sanno che l’obesità – riconosciuta in Italia come malattia cronica nel 2025 con una legge ad hoc – è un fattore di rischio noto per malattie cardiometaboliche, tra cui il diabete di tipo 2 e l’ipertensione.
Ma questa malattia non pesa solo sulla bilancia: colpisce anche il cervello, aumentando il rischio di disturbi cognitivi, malattie neurodegenerative e neuropsichiatriche. Ebbene, alcuni studi hanno mostrato che il digiuno intermittente ha effetti positivi, ma i meccanismi sono rimasti a lungo oscuri.
Gli effetti del digiuno intermittente sono più potenti della dieta bilanciata
Utilizzando un modello sperimentale di obesità indotta da dieta ad alto contenuto di grassi, i ricercatori lo hanno confrontato con una dieta bilanciata e con gli effetti del digiuno a intermittente, inteso in questo caso come un particolare regime dietetico che intervalla il consumo della dieta bilanciata a periodi di digiuno di 24 ore.
Il passaggio da una dieta ricca di grassi a una bilanciata o al digiuno intermittente riduce peso corporeo e massa grassa e migliora la tolleranza al glucosio. Ma solo il digiuno intermittente migliora significativamente il comportamento esplorativo e diminuisce i livelli di ansia, effetti associati a loro volta a una ridotta infiammazione nel cervello.
Come spiega Amalia Gastaldelli, dirigente di ricerca dell’Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr di Pisa, che insieme a Paola Tognini ha ideato lo studio, “grazie a tecniche avanzate di metabolomica, siamo riusciti a individuare il succinato come una molecola chiave che mette in comunicazione il metabolismo del corpo con il cervello”.
L’analisi dei metaboliti nei diversi tessuti e nel circolo sanguigno degli animali da laboratorio ha poi rivelato quella che gli studiosi definiscono una firma metabolica specifica del digiuno intermittente, caratterizzata da una riduzione del succinato nel plasma e da un suo aumento nel fegato e nel tessuto adiposo bruno.
Una nuova strategia all’orizzonte
Ma i ricercatori sono andati oltre. “Sorprendentemente, somministrare succinato da solo riproduce gran parte degli effetti del digiuno a intermittenza, soprattutto a livello di cambio di comportamento e diminuzione di ansia; come se la molecola fosse il ‘segreto’ del digiuno intermittente”, afferma infatti Andrea Tognozzi, studente del corso di dottorato in Scienze cliniche e traslazionali dell’Università di Pisa, collaboratore del Laboratorio di Biologia (Bio@SNS) della Scuola Normale Superiore e primo autore dello studio.
Insomma, agire sul succinato, in particolare incrementandolo nel fegato e nel tessuto adiposo bruno e riducendolo nel circolo sanguigno, è la chiave dei benefici del digiuno intermittente su metabolismo, comportamento e infiammazione cerebrale. E potrebbe aprire la porta a soluzioni innovative nella lotta all’obesità.
Nella foto da sinistra: Paola Tognini, Andrea Tognozzi, Francesca Damiani, Alice Miniati, Maria Grazia Giuliano

