Tumore al seno, ecco le mutazioni che riducono la sopravvivenza

Tumore al seno, ecco le mutazioni che riducono la sopravvivenza
Photo by: Michael Hanschke/picture-alliance/dpa/AP Images

Una ricerca internazionale ha dimostrato che alcune mutazioni dei geni BRCA1 e BRCA2 sono correlate a una prognosi peggiore.

Le mutazioni sui geni BRCA1 e BRCA2, i famosi geni ‘Jolie’ da cui dipende un tumore al seno su dieci, non sono tutte uguali: alcune sono più pericolose e riducono l’aspettativa di sopravvivenza, altre hanno un impatto meno negativo sull’esito clinico. A dimostrarlo per la prima volta è uno studio condotto dall’Università di Genova – Ircss Ospedale Policlinico San Martino e dall’Università di Modena e Reggio Emilia – AOU di Modena e pubblicato su Annals of oncology.

Lo studio

I dati dello studio Brca Bcy Collaboration – coordinato dal professor Matteo Lambertini dell’Università di Genova e condotto su donne under 40 con una diagnosi di tumore al seno invasivo – potranno aiutare a individuare con maggiore precisione il reale rischio delle pazienti con un tumore al seno e mutazioni di BRCA, e guidare le scelte cliniche, intensificando cure e controlli nelle donne che presentano le mutazioni più cattive. 

“Lo studio coinvolge 109 centri in 33 Paesi in tutto il mondo”, fa sapeva Eva Blondeaux dell’Unità di Epidemiologia clinica dell’Irccs Ospedale Policlinico San Martino e coautrice dello studio. “Si tratta di un’indagine retrospettiva, nella quale sono state analizzate caratteristiche ed esiti clinici di 3294 donne under 40 che fra il 2000 e il 2020 hanno ricevuto una diagnosi di tumore al seno invasivo ed erano portatrici di una mutazione di BRCA1 o BRCA2”, aggiunge Blondeaux. 

Mutazioni pericolose

Due geni che, quando subiscono mutazioni, incidono sul meccanismo di riparazione dei danni al Dna e di conseguenza “si sviluppano più facilmente alcuni tipi di tumore. Per questo le mutazioni di BRCA1 e BRCA2, che sono ereditarie, aumentano fino all’80% la probabilità di sviluppare nell’arco della vita un tumore al seno e fino al 40% un tumore alle ovaie”, chiarisce Blondeaux. Dai difetti dei geni BRCA1 e BRCA2 si stima dipenda circa una neoplasia della mammella su dieci, “ma le possibili mutazioni sono moltissime e fino a oggi non era noto se i diversi difetti genetici comportassero anche differenti esiti clinici”. 

Ottimizzare le strategie

Identificare le associazioni fra la tipologia di mutazione e le caratteristiche del tumore al seno e i suoi esiti clinici, fra cui per esempio la sua aggressività, “può aiutare a ottimizzare le strategie di trattamento”, spiegano Blondeaux e Angela Toss, docente dell’Università di Modena e Reggio Emilia e coautrice dello studio. “Per esempio, la presenza di varianti associate a prognosi peggiori può suggerire di intensificare i programmi di sorveglianza, oppure ancora indicare l’opportunità di prevedere terapie più o meno intensive a seconda dell’impatto che la mutazione può avere sull’aspettativa di sopravvivenza”.

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