Tumori del sangue, scoperta la variante genetica che riduce il rischio

Tumori del sangue, scoperta la variante genetica che riduce il rischio
Photo by: Jens Büttner/picture-alliance/dpa/AP Images

Una variante genetica rara riduce il rischio di leucemia e tumori del sangue

Una variante genetica rara riduce il rischio di leucemia: è quanto emerge dallo studio condotto da Gaurav Agarwal, Kennedy Scholar all’Università di Harvard, insieme ad altri ricercatori. La ricerca chiarisce perché alcune persone sono naturalmente più resistenti ai tumori del sangue legati all’età, nonostante abbiano acquisito mutazioni pericolose.

Invecchiando, i tessuti accumulano molte mutazioni che possono causare il cancro. Nel sistema ematopoietico – responsabile della produzione del sangue – queste mutazioni compaiono spesso in individui altrimenti sani sotto forma di emopoiesi clonale (CH): un processo in cui alcuni cloni di cellule staminali del sangue acquisiscono un vantaggio di crescita rispetto ai cloni non mutati, che consente loro di espandersi nel tempo in maniera costante.

È l’ematopoiesi clonale di potenziale intedeterminato, anche nota come CHIP, una condizione associata a un aumento del rischio di tumori del sangue e di altre malattie croniche, tra cui le patologie cardiache. Non tutte le persone affette da CHIP sviluppano però la malattia e alcuni cloni di cellule staminali mutate rimangono stabili o addirittura diminuiscono nel tempo, suggerendo che fattori ereditari o ambientali possano rallentare l’emopoiesi clonale. 

Una singola mutazione contro i tumori del sangue

Agarwal e colleghi hanno quindi condotto una meta-analisi su dati relativi a più di 640mila persone, alla ricerca di varianti del Dna dall’effetto protettivo. Hanno così identificato una variante regolatoria non codificante che riduce il rischio di CHIP e diminuisce la probabilità di sviluppare tumori del sangue. L’effetto protettivo sarebbe riconducibile a una singola mutazione del Dna che indebolisce l’attività di un gene chiave nel mantenimento delle cellule staminali.

“La capacità di prevedere il rischio di malattia a livello individuale è un obiettivo di lunga data della medicina moderna”, scrivono i ricercatori Francisco Caiado e Markus Manz. Lo studio apre la strada a un “approccio terapeutico pan-cancerogeno. Strategie basate su piccole molecole sono in fase di sviluppo preclinico”

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