Farmaci, con importazione parallela risparmi fino a 240 milioni all’anno

Farmaci, con importazione parallela risparmi fino a 240 milioni all’anno
Photo LaPresse/Giordan Ambrico

Farmaci: il parallel trade potrebbe consentire al Ssn risparmi per 240 milioni di euro all’anno.

L’importazione parallela dei farmaci potrebbe consentire al Servizio sanitario nazionale risparmi per circa 240 milioni di euro all’anno. Lo ha dimostrato uno studio condotto dal Cefat, il Centro di economia del farmaco e delle tecnologie sanitaria, insieme all’Università di Pavia. 

L’importazione parallela dei farmaci

L’importazione parallela consente a un farmaco registrato e commercializzato in un Paese Ue di essere importato in un altro Paese europeo per la vendita diretta a farmacie o enti sanitari, attraverso l’autorizzazione rilasciata dall’autorità competente.

“Il parallel trade rappresenta una possibile soluzione alla carenza di farmaci e un’opportunità di ampliamento dell’offerta. A differenza di altri Paesi europei, in Italia il settore ha una quota ancora marginale. Occorrono celerità e semplificazione della regolamentazione”, sottolinea Gian Maria Morra, Ceo di Gmm Farma.

Oggi le importazioni parallele in Italia rappresentano solo l’1% delle vendite complessive di farmaci, a fronte di una media europea del 5%. Aumentando la quota, si genererebbero risparmi più consistenti per il Ssn. 

Lo studio

Presentato nei mesi scorsi al Senato, lo studio – che ha preso in esame un esteso campione di farmaci di fascia A – indica per il 2024 un risparmio di circa 2,2 milioni di euro a fronte di vendite parallele per 69,8 milioni di euro. 

Cifre che si traducono in un risparmio del 3,1% per il Servizio sanitario nazionale. Applicando questa percentuale all’intero valore dei farmaci di fascia A venduti nel 2023, il risparmio raggiunge i 239 milioni di euro.

I numeri a livello europeo 

Nel 2024 il settore europeo dell’importazione parallela ha registrato un valore in termini di fatturato di 7,76 miliardi, facendo registrare annualmente risparmi tra i 5-7 miliardi di euro per i servizi sanitari in Europa. L’Italia rappresenta però una quota ancora molto esigua e marginale rispetto ad altri Paesi europei dove il settore è maggiormente incentivato: solo l’0,85% complessivo, in termini di incidenza sulle vendite complessive in farmacia.

Le criticità italiane 

Permane la criticità di tempi lunghi per l’ottenimento dell’autorizzazione all’importazione, che superano abbondantemente il termine di 45 giorni, considerato ragionevole dalla Commissione europea.

“L’importazione parallela non è soltanto uno strumento economico, ma l’espressione concreta dei principi fondanti dell’Unione Europea: libera circolazione delle merci, concorrenza leale, parità di condizioni tra operatori e solidarietà tra Stati membri”, sottolinea Morra.

“Rispettare pienamente questi principi significa garantire anche in Italia un quadro regolatorio coerente con i valori europei, capace di assicurare equità, trasparenza e tempi certi. Oggi – conclude Marra – il nostro Paese ha l’opportunità di rendere il settore dell’importazione parallela più giusto ed equilibrato, superando rigidità e disparità che ne limitano lo sviluppo”. 

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