Guerra in Iran e farmaci, Zagaria (DOC Pharma): “Preoccupa l’aumento dei costi e il rischio di rotture di stock”

Guerra in Iran e farmaci, Zagaria (DOC Pharma): “Preoccupa l’aumento dei costi e il rischio di rotture di stock”

La durata del conflitto in Medio Oriente avrà un peso sui produttori di farmaci. L’analisi e rischi.

“C’è preoccupazione medio-alta per gli effetti della guerra in Iran sulla filiera del farmaco. Stiamo già notando un aumento dei prezzi del trasporto che si tradurrà in un quasi certo aumento dei costi” per i produttori di farmaci. Parola di Riccardo Zagaria, Ceo di DOC Pharma, uno dei principali operatori italiani nel mercato farmaceutico off-patent.

La durata del conflitto in Medio Oriente “avrà un peso: prima la guerra finisce, prima il rischio legato al prezzo del petrolio e dell’energia cesserà. Non dimentichiamo che quella farmaceutica è un’industria energivora”, ricorda Zagaria a LaSalute di LaPresse. Se sui produttori incombe l’aumento dei costi, il pericolo per gli italiani è “la rottura di stock e, dunque, dover affrontare problemi di carenze” di farmaci. 

Il caso DOC Pharma

“Noi produciamo per il 75% in Italia, ma alcune produzioni sono estere, in particolare il 2% in India. Ebbene, abbiamo un prodotto bloccato da 10 giorni in porto non perché passava per lo stretto di Hormuz, ma perché le compagnie assicurative stanno rinegoziando il World risk surcharge. Nell’immediato – spiega il manager – devo dire che ci muoviamo con una programmazione e con trasporti da Cina e India su nave, mentre ad aver subito da subito un rallentamento sono stati i principi attivi trasportati per via aerea. Ma quello che ci preoccupa realmente è l’aumento dei costi: basta vedere a quanto è arrivato il petrolio in questi giorni (nella notte di domenica ha superato i 119 dollari a barile, ndr)”.

Un effetto che, per i produttori di farmaci, non è così difficile da immaginare: è stato già visto con l’inizio della guerra in Ucraina, dice Zagaria. Quali sono le previsioni? “Ci aspettiamo nel medio-breve termine un aumento notevole dei costi di produzione dei farmaci e un problema di approvvigionamenti legato ai costi di trasporto. È vero che abbiamo delle scorte, ma queste coprono dai 4 ai 5 mesi. Stiamo ordinando merci che subiranno l’aumento di costi per la guerra in Medio Oriente, e non possiamo rivalerci sui prezzi”. Insomma, lo scenario geopolitico rischia di avere impatti a catena su una filiera, quella farmaceutica, che vede l’Italia leader a livello europeo.

© Riproduzione Riservata