Innovazione su misura contro il cancro, parla Baldini (J&J Innovative Medicine Italia)

Innovazione su misura contro il cancro, parla Baldini (J&J Innovative Medicine Italia)
Alessandra Baldini

La ricerca contro il cancro guarda alle cure di precisione e utilizza l’AI. Intervista alla direttrice medica di J&J Innovative Medicine

Un’ambizione che può sembrare un bel sogno, “eliminare un giorno il cancro”,  ma si poggia su numeri importanti: gli oltre 32 miliardi di dollari investiti nel 2025 in Ricerca e Sviluppo (e in acquisizioni mirate, incluse quelle di Intra-Cellular Therapies e Halda Therapeutics). Alessandra Baldini, Direttrice medica di Johnson & Johnson Innovative Medicine Italia, ne parla con LaSalute di LaPresse in occasione della Giornata mondiale contro il cancro.

“Le malattie su cui ad oggi si sta focalizzando la nostra ricerca – spiega – sono il cancro alla prostata, al polmone e alla vescica, il mieloma multiplo, la leucemia linfatica cronica, il linfoma mantellare, la leucemia mieloide acuta, l’amiloidosi da catene leggere e le sindromi mielodisplastiche”.

La ricerca corre: “Da qui al 2030 – dice Baldini – prevediamo di ricevere l’approvazione per 8 nuove molecole con indicazioni in 7 diverse patologie (mieloma multiplo, linfomi e leucemia mieloide acuta, tumore della prostata, della vescica, del colon-retto, della regione testa-collo)”.

Medicina di precisione

L’approccio conto il cancro è cambiato: “Il nostro impegno – dice Baldini – è fortemente dettato dalla medicina di precisione, uno strumento molto importante per rispondere al meglio ai bisogni perché è disegnato su misura sulle necessità e caratteristiche del singolo paziente”.

Ma come si procede? “Si identifica un marker specifico e si cerca di costruire una soluzione terapeutica mirata. Questo approccio porta ad avere una migliore efficacia, minimizzando gli effetti collaterali. A dimostrazione di ciò, proprio pochi mesi fa abbiamo lanciato in Italia due nuove terapie mirate nell’ambito dei tumori dell’apparato genito-urinari: erdafitinib per il trattamento del carcinoma uroteliale avanzato con mutazioni del fattore di crescita dei friboblasti e la compressa a base di niraparib e abiraterone acetato per il carcinoma prostatico metastatico resistente alla castrazione positivo alle mutazioni BRCA1/2. Entrambe queste terapie ora sono disponibili e rimborsate del nostro Ssn”, segnala.

Anticorpi bispecifici contro il mieloma

Ma quali sono le novità più interessanti in particolare per il mieloma? “In quest’area la nostra strategia è migliorare gradualmente la prognosi del paziente – risponde Baldini – Siamo passati da una breve aspettativa di vita degli anni 2003 ad una remissione a lungo termine nel 2023, per auspicarci di arrivare a una cura in futuro. Se consideriamo il periodo 2004-23 abbiamo contribuito ad incrementare del 40% la sopravvivenza a 5 anni dei pazienti affetti da mieloma multiplo e questo è stato possibile grazie alla forte spinta all’innovazione”.

La manager sottolinea le potenzialità degli anticorpi bispecifici  che, “a differenza dei farmaci tradizionali già utilizzati nel trattamento del mieloma, hanno la possibilità di legarsi non solo alle cellule tumorali, ma anche a quelle cellule del sistema immunitario. Nel nostro portafoglio disponiamo di due anticorpi bispecifici, entrambi rimborsati in Italia per il mieloma multiplo recidivato e refrattario a partire dalla quarta linea: Teclistamab e Talquetamab”.

“Avere a disposizione due anticorpi bispecifici diretti verso due bersagli diversi ci permette – sottolinea – di rispondere alle esigenze di trattamento dei pazienti ancora senza terapia e a forme di tumore per le quali le opzioni di trattamento sono limitate. Questo vale soprattutto per il mieloma, una malattia eterogenea e ancora incurabile, in cui quasi tutti i pazienti vanno incontro a ricadute e devono affrontare diverse linee di terapia”. Il vantaggio di questi farmaci, inoltre, sta anche nella loro modalità di somministrazione: di tipo sottocutaneo. “Se guardiamo al futuro, sono attualmente in studio anche anticorpi tri-specifici per il trattamento del mieloma recidivato e refrattario”.

L’AI nella ricerca anti-cancro è una realtà

Quale può essere (o è già) il contributo dell’intelligenza artificiale alla ricerca farmaceutica? “L’AI – segnala Baldini – non deve essere considerata un’entità del futuro: è una realtà del presente. In Johnson & Johnson stiamo valutando il potenziale utilizzo dell’AI per rendere l’assistenza sanitaria più veloce, sicura e accessibile per tutti. E la stiamo già applicando in maniera concreta in 4 aree cruciali, a livello globale”, evidenzia la specialista.

Nella ricerca scientifica l’azienda sta “analizzando enormi quantità di dati biologici e genomici per scoprire target terapeutici impossibili da individuare con i metodi tradizionali. Nello sviluppo di farmaci più sicuri e veloci, attraverso il machine learning, anticipiamo la tossicità e l’efficacia delle molecole, riducendo tempi e costi associati allo sviluppo di nuove molecole. Negli studi clinici invece usiamo l’AI per rendere le sperimentazioni più rappresentative e veloci, garantendo cure migliori ai pazienti. Infine, nella produzione e nella supply chain la utilizziamo per monitorare globalmente la produzione dei farmaci”, conclude Baldini.

© Riproduzione Riservata