Farmaci veterinari troppo cari? L’impegno di Gemmato

Farmaci veterinari troppo cari? L’impegno di Gemmato
Photo by: Stefan Sauer/picture-alliance/dpa/AP Images

Del prezzo dei farmaci per gli animali si è parlato al ministero della Salute nel corso di un incontro sulla resistenza agli antibiotici.

Perché un principio attivo destinato alla cura di un cane o un gatto costa più salato rispetto a quello – identico – destinato a pazienti umani? Del prezzo dei farmaci per gli animali si è parlato al ministero della Salute, nel corso dell’incontro su ‘Antimicrobico-resistenza. Evidenze scientifiche, sostenibilità del Ssn e di nuovi modelli territoriali’, organizzato da Fenagifar.

Ebbene, il problema è reale ma ha radici antiche, e il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato ha assicurato l’impegno dell’Esecutivo per la sostenibilità delle cure per gli animali.

“Oggi – ha detto a margine dell’incontro Gemmato, amante di cani e gatti – abbiamo affrontato il tema del costo dei farmaci veterinari: innegabilmente alcuni principi attivi costano molto di più rispetto quelli per uso umano. Il Governo intende intervenire, come abbiamo già fatto per la Fip, la peritonite infettiva felina (malattia ad alta letalità, ndr), autorizzando l’impiego di remdesivir. L’ulteriore step è quello di poter rendere sostenibile la cura dei nostri animali: diverse misure sono state già prese, ora dobbiamo dare organicità a questo lavoro”.

Perché i farmaci per cani e gatti costano di più

Ma come mai i medicinali per curare i nostri animali – a parità di principio attivo (ma magari non di dosaggio) – sono così cari? “I farmaci veterinari scontano una scelta del ’92: la liberalizzazione dei prezzi”, ha ricordato il presidente di Federfarma Marco Cossolo. Una scelta operata “pensando che portasse a una riduzione dei costi, ma non è stato così. La liberalizzazione ha funzionato solo con la telefonia. Dobbiamo ripensare questo meccanismo”, ha aggiunto.

Ricetta veterinaria e impatto sul consumo di antibiotici negli animali

Quanto alla resistenza agli antibiotici negli animali, come ha rivendicato Gemmato grazie alla ricetta elettronica veterinaria elettronica c’è stato un maggior controllo sull’uso di questi farmaci impiegati negli allevamenti zootecnici.

“Il 50% del consumo di antibiotici in Italia è nella filiera zootecnica, ma qui il dato – al contrario di quanto accade nella sanità umana – è in sensibile riduzione (oltre il 46% rispetto al 2016). E questo grazie a un rigoroso sistema di tracciatura dei medicinali, reso possibile dalla ricetta elettronica veterinaria e all’applicazione di precise stewardship previste dal Piano nazionale di contrasto all’antibiotico-resistenza”, ha ricordato il sottosegretario nel suo intervento.

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