Mentre entriamo nel vivo del 2026, l’industria del pharma non si limita più a vendere farmaci: “Sta ridisegnando il concetto stesso di salute umana. Dalle pillole sciogli-grasso che riscrivono i bilanci delle multinazionali, ai missili intelligenti contro il cancro, la medicina sta diventando il settore più dinamico (e profittevole) del decennio”.
Parola di Carlo Centemeri, farmacologo clinico del’Università di Milano, che analizza i trend del settore con LaSalute di LaPresse. “Se il 2024 è stato l’anno della transizione e il 2025 quello del consolidamento, il 2026 si preannuncia come l’anno dell’accelerazione definitiva. Il settore farmaceutico globale ha superato la fase post-pandemica e si trova oggi immerso in una nuova corsa all’oro, spinta da scoperte scientifiche senza precedenti e da un’integrazione massiccia dell’intelligenza artificiale nei processi di ricerca”, afferma l’esperto.
Per comprendere dove sta andando il mercato, occorre però “guardare a quattro pilastri fondamentali: il benessere metabolico, l’oncologia di precisione, le terapie geniche e la rivoluzione digitale dei laboratori”, sintetizza il farmacologo.
Il trionfo dei GLP-1: oltre la perdita di peso
“Non si può parlare di profitti nel 2026 senza citare i farmaci GLP-1 (agonisti del recettore del peptide-1 simile al glucagone) per la perdita di peso. Nati come trattamenti per il diabete di tipo 2 sono diventati veri e propri fenomeni culturali ed economici. Prodotti come Mounjaro* e Zepbound* (Eli Lilly) hanno ufficialmente superato i record di vendita storici, detronizzando giganti come Keytruda* di Merck. Ma la vera novità del 2026 non è più solo l’iniezione settimanale. Quest’anno segna il debutto delle versioni orali (pillole quotidiane come l’Orforglipron*), che eliminano il timore dell’ago e aprono il mercato a centinaia di milioni di nuovi pazienti”.
Secondo le stime il mercato dell’obesità toccherà i 100 miliardi di dollari entro la fine dell’anno. “La vera partita si gioca ora sulle comorbilità: questi farmaci vengono approvati anche per proteggere il cuore, i reni e persino per contrastare le apnee notturne, diventando una sorta di polizza assicurativa sulla salute generale”, dice Centemeri.
Oncologia: arrivano i ‘missili intelligenti’
Se i farmaci per l’obesità dominano le cronache, “gli Antibody-Drug Conjugates (ADC, anticorpi farmaco coniugati, ndr) stanno dominando i portafogli degli investitori. Definiti dagli esperti missili intelligenti, gli ADC combinano la precisione degli anticorpi monoclonali con la potenza distruttiva della chemioterapia citotossica”, spiega il farmacologo.
A differenza della chemio tradizionale, che colpisce tutto il corpo, gli ADC rilasciano il carico tossico solo quando riconoscono la cellula tumorale. “Nel 2026 l’espansione di farmaci come Trodelvy* e le nuove terapie mirate per il cancro al seno HER2-low e il cancro al polmone sta rendendo l’oncologia il segmento più redditizio per giganti come AstraZeneca, Pfizer e Daiichi Sankyo”.
Terapie geniche: curare in un solo colpo
“Siamo entrati nell’era delle terapie one-and-done. Il 2026 vede la maturazione commerciale delle terapie basate su Crispr (le ‘forbici del Dna’, ndr) e altre tecnologie di editing genetico. Sebbene i costi siano ancora esorbitanti (spesso milioni di dollari per singolo trattamento), il modello di business sta cambiando. Le aziende – dice Centemeri – si stanno focalizzando su malattie rare ma devastanti (come l’anemia falciforme o l’emofilia) e su patologie degenerative”.
La redditività qui non deriva dal volume di vendite, “ma dal valore immenso di una cura definitiva che sostituisce una vita intera di trattamenti cronici”.
AI-Drug Discovery: la rivoluzione silente
Ma non è tutto: il 2026 “sarà l’anno in cui i primi farmaci interamente progettati dall’intelligenza artificiale entrano nelle fasi cruciali dei test clinici. L’AI ha ridotto i tempi di scoperta dei candidati farmaci da cinque anni a pochi mesi”, avverte lo specialista.
“Aziende come Insilico Medicine o le divisioni tech di colossi come Novartis stanno usando algoritmi per simulare miliardi di interazioni molecolari, trovando soluzioni a malattie precedentemente considerate non trattabili. Questo significa un abbattimento drastico dei costi di Ricerca e Sviluppo (R&D) e una velocità di immissione sul mercato mai vista prima”.
L’ombra del patent cliff: la scadenza dei brevetti
Ma attenzione: non tutto è oro ciò che luccica. “Il 2026 è anche l’anno di importanti scadenze di brevetti. Molecole celebri come la semaglutide (il principio attivo di Ozempic*) iniziano a perdere l’esclusività in alcuni mercati chiave”, segnala lo specialista.
Questo “porterà all’arrivo dei biosimilari e dei generici, che ridurranno i margini di profitto per i produttori originali, ma espanderanno enormemente l’accesso per i pazienti meno abbienti, spostando la competizione verso la prossima generazione di prodotti ancora protetti” da brevetto.
Farmaci sempre più tech
Insomma, il settore farmaceutico sarà sempre più “una tech-company biologica. I prodotti più profittevoli saranno quelli capaci di integrare il farmaco con il dato digitale (monitoraggio tramite app e sensori) e quelli che puntano alla prevenzione attiva del declino fisico”.
“Per il cittadino comune la sfida del 2026 non sarà più la mancanza di cure e farmaci, ma la loro accessibilità economica. In un mondo dove la scienza corre a velocità luce, la politica e l’etica dovranno stare al passo per garantire che questi ‘miracoli’ della ricerca non restino un privilegio per pochi”, chiosa Centemeri.

