“La pelle è la prima linea di difesa nei confronti dei batteri. Ecco perché chi è ustionato è a rischio di infezioni. E nel caso dei giovani pazienti coinvolti nell’incendio di Crans-Montana la minaccia arriva dall’Acinetobacter baumannii, il primo dei superbatteri nella lista dell’Organizzazione mondiale della sanità”.
A spiegarlo a LaSalute di LaPresse è Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell’ospedale Policlinico San Martino di Genova, che ha messo a disposizione dei ragazzi ricoverati negli ospedali lombardi un super antibiotico, trasportato da Areu in elicottero dalla Liguria.
Si tratta di un farmaco di ultima generazione che associa sulbactam e durlobactam, “una terapia altamente specialistica e non di uso comune”, come ha rilevato l’assessore al Welfare della Lombardia, Guido Bertolaso, ringraziando la direzione di Humanitas, l’assessore alla Sanità della Regione Liguria Massimo Nicolò e il professor Bassetti per la collaborazione.
La buona sanità dialoga e lavora insieme
“Sono un uomo di sistema – si schermisce lo specialista – e posso dire che quello che ho fatto è parte del nostro lavoro: ci siamo limitati a dare un farmaco che avevamo a disposizione a chi ne aveva bisogno. Bravissimi tutti, certo: la farmacia che ha messo a disposizione l’antibiotico, l’elicottero che è venuto a prenderlo. Questi sono esempi virtuosi del fatto che la sanità italiana parla e lavora insieme“.
“Tutti noi infettivologi siamo una comunità, riuniti in una società nazionale. Insomma, non c’è nulla di cui stupirsi: abbiamo fatto il nostro dovere”, ribadisce Bassetti. Ma proprio grazie a questa collaborazione i giovani di Crans-Montana hanno il loro super antibiotico. Di che si tratta?
Un farmaco che disattiva gli ‘scudi’ dei batteri
Il medicinale si chiama Xacduro ed è un nuovo farmaco sperimentale non ancora in commercio in Italia. “Questo – spiega lo specialista – è un antibiotico che abbina due inibitori delle carbapenemasi, enzimi che i batteri producono per difendersi. In pratica – spiega lo specialista – questi patogeni, per non essere uccisi da un antibiotico, attivano degli scudi e le due molecole bersagliano proprio questi scudi”.
Il superbug che minaccia gli ustionati di Crans-Montana
Il super antibiotico “è stato sviluppato per agire contro le infezioni da Acinetobacter baumannii, batterio Gram-negativo molto difficile da trattare quando è resistente ai cabapenemi. Si tratta di un germe insidioso, che colpisce pazienti in terapia intensiva, immunodepressi e anche ustionati”.
Antibiotico-resistenza: l’impatto dei tagli alla ricerca
Come anticipato, si tratta di uno dei superbug presenti nella ‘lista nera’ dell’Oms e uno dei peggiori in termini di letalità: “Può arrivare vicino al 50%. Un batterio cattivissimo e talmente furbo – continua Bassetti – da aver sviluppato resistenza contro quasi tutti gli antibiotici. Nel caso del ceppo per il quale è stato richiesto il farmaco, sappiamo che è diventato resistente anche agli ultimi farmaci arrivati” in commercio. “Meno male che la ricerca è andata avanti e ha sviluppato medicinali nuovi. Ma devo dire che mi preoccupa molto il taglio alla ricerca farmacologica attuato negli Stati Uniti, perché con l’America di oggi” questo super antibiotico “noi non lo avremmo avuto”, continua l’infettivologo.
In che senso? “Negli ultimi 80 anni – spiega Bassetti – tre quarti dei nuovi antibiotici sono arrivati dagli Usa. Ma ora l’amministrazione americana è intervenuta tagliando la ricerca: se questo flusso si interrompe, ci ritroveremo con armi spuntate contro i germi. Sono davvero molto preoccupato di quello che sta succedendo”.
Per Bassetti stiamo vivendo “uno dei momenti più duri degli ultimi decenni. Quando c’è la negazione dei problemi, vuol dire non fare nulla per risolverli”. Dopo la crema a base di bromelina, anche il super antibiotico per i pazienti di Crans-Montana “è prodotto da una piccola biotech, questa volta americana, anche grazie a finanziamenti governativi”. Un successo che domani, ragiona Bassetti, potrebbe non essere più replicato.

