Chirurgia plastica e cicatrici, approccio Made in Italy sbarca alla Federico II

Chirurgia plastica e cicatrici, approccio Made in Italy sbarca alla Federico II

A Napoli nuovo fronte della ricerca per contrastare le cicatrici e le conseguenze indesiderate della chirurgia plastica.

Più belle con l’aiuto del bisturi, ma le cicatrici? Stando all’International Society of Aesthetic Plastic Surgery gli interventi di chirurgia plastica più diffusi in Italia sono l’aumento del volume del seno – a quota 74.392 nel 2024 – e la liposuzione (39.603). Ma anche quando sono perfettamente eseguite, queste procedure possono dare origine a cicatrici difficili da ‘cancellare’. Ebbene, la metodologia Made in Italy per la cura delle cicatrici di guerra e le ustioni Biodermogenesi è al centro di un nuovo fronte della ricerca per contrastare le conseguenze indesiderate della chirurgia plastica, avviato all’Università Federico II di Napoli.

A guidare gli studi clinici sarà Francesco D’Andrea, direttore del Dipartimento di Chirurgia plastica ed estetica del Policlinico Federico II di Napoli e past president della Sicpre (Società di chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica).

La metodica dai tre stimoli

La metodologia, oggi presente in 32 Paesi nel mondo, agisce erogando tre tipi di stimoli (vacuum, campi elettromagnetici ed una leggerissima stimolazione elettrica), riattivando il circolo cutaneo e favorendo il recupero del normale calibro dei capillari, con conseguente ossigenazione del tessuto. Contemporaneamente i campi elettromagnetici favoriscono la formazione di nuove fibre elastiche e di collagene che permettono di rimodellare il tessuto cutaneo, avvicinandolo alla sua forma migliore.

Chirurgia al seno e liposuzione: le complicanze

Una delle complicanze più rilevanti del ritocco al seno è la contrattura capsulare, che rappresenta il 32% delle revisioni chirurgiche delle protesi con finalità estetica. Detta anche retrazione, questo fenomeno è causato dall’indurimento di una capsula fibrotica che può formarsi nei tessuti e avvolgere la protesi, provocando infiammazione, deformazione della capsula mammaria e dolore, talvolta anche intenso e cronico.

Uno studio preliminare ha dimostrato che la metodologia Biodermogenesi può avere esiti importanti anche in questo tipo di fibrosi, migliorando il quadro clinico delle pazienti.

Anche la liposuzione può presentare effetti collaterali indesiderati, tra cui fibrosi e sieromi. La fibrosi è spesso conseguenza del fenomeno riparativo dei tessuti e lascia aree indurite più o meno profonde, determinando una superficie cutanea irregolare. Il sieroma, invece, è un accumulo di fluidi nelle aree svuotate durante la liposuzione. Ebbene, gli studi preliminari hanno evidenziato risultati positivi, con riduzione delle fibrosi e riassorbimento dei sieromi drenati senza necessità di aspirazione.

“Le esperienze maturate sino ad oggi ci hanno portati più volte a trattare sia retrazioni di capsule mammarie che effetti collaterali da liposuzione”, ha spiegato Maurizio Busoni, docente presso il Master di Medicina estetica dell’Università di Barcellona, ottenendo sempre miglioramenti evidenti.

“Abbiamo quindi deciso di analizzare gli esiti con delle ecografie che hanno dimostrato come le fibrosi siano progressivamente regredite e i sieromi si siano riassorbiti. Questa documentazione – ha aggiunto Busoni – ci ha permesso di sviluppare dei protocolli che costituiranno la base delle ricerche cliniche multicentriche” di Napoli.

I vantaggi

Biodermogenesi rappresenta una tecnologia innovativa per la chirurgia plastica sia ricostruttiva che estetica, “favorendo un reale processo di rigenerazione cellulare. Questo la rende particolarmente interessante nel trattamento delle complicanze post-chirurgiche. Concentreremo la nostra ricerca per standardizzarne l’uso quale valido supporto terapeutico nella gestione di fibrosi, sieromi e contratture capsulari nelle mastoplastiche estetiche e ricostruttive con protesi”, ha detto D’Andrea.

L’obiettivo è quello di sviluppare protocolli di cura e pubblicare articoli scientifici che consentano di validare efficacia e sicurezza della metodologia anche in questi ambiti.

Cicatrici di guerra e da ustione, cosa sappiamo

Già in passato D’Andrea ha collaborato allo sviluppo dei protocolli di Biodermogenesi utilizzati nella cura delle cicatrici di guerra, aderendo al progetto Mission to Kiev. Grazie a questa esperienza, lo specialista della Federico II ha potuto constatare l’efficacia della metodica che permette di ottenere una rigenerazione cutanea. I risultati ottenuti nel trattamento dei grandi ustionati con questa metodologia si sono dimostrati superiori rispetto ad altre terapie. Adesso l’obiettivo è arrivare a una soluzione anche per gli esiti della chirurgia plastica.

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