Promette di far discutere la nuova norma sull’imputabilità dei minori in Italia. La novità rappresenta un cambio di paradigma: dai 14 anni si presume la capacità di intendere e di volere, salvo prova contraria. Ma com’è la situazione nel resto d’Europa? “In Francia e Svezia l’imputabilità è a 13 anni, in Ungheria a 12 anni, mentre in Inghilterra e Galles è addirittura a 10 anni. Nel resto del mondo mi risultano grosse oscillazioni, ad esempio in India la soglia è 8 anni. Quando parliamo di 14 anni, dunque, in Italia l’asticella è fissata a un livello alto”, dice a LaSalute di LaPresse Claudio Mencacci, psichiatra e presidente della Società italiana di neuropsicofarmacologia.
“L’obiettivo alla base della norma forse era contrastare la presenza di zone grigie troppo vaste, collegate alla criminalità minorile e alle organizzazioni delinquenziali che utilizzano ragazzi dai 14 ai 17 anni per crimini poco perseguibili – ragiona lo psichiatra – Ma si tratta in ogni caso di un cambio concettuale radicale: ora a 14 anni la persona è ritenuta capace di intendere e di volere, fino a prova contraria. Che è l’esatto opposto di quello che avveniva fino a un giorno fa”.
Il cervello di un quattordicenne
Ma a 14 anni si è davvero capaci di intendere e di volere? “Questo è il dilemma. Possiamo dire che a questa età si è maturi a giorni alterni. Sappiamo che siamo di fronte a processi evolutivi e che la maturità non è lineare. A volte il quattordicenne appare consapevole e maturo, altre impulsivo: il suo cervello è in evoluzione. Ma questo cervello è anche in grado di rispondere delle proprie azioni”, continua Mencacci.
“Certo, facciamo fatica a pensare che ci sia un interruttore che schiaccio a 14 anni e che renda maturi i minori: il processo è progressivo e irregolare. Ma qui viene invertito l’onere della prova: occorrerà dimostrare che, al momento del fatto, vi erano condizioni che riducevano fortemente le capacità di intendere e di volere. Sicuramente questo porterà a una esplosione di richieste di valutazione da parte di psichiatri forensi”, prevede lo specialista, che da anni indaga sulle fragilità degli adolescenti.
La nuova norma sui minori e il boom di consulenze
“Questi specialisti dovranno dimostrare disturbi di condotta, Adhd, deficit cognitivi: il tema sarà quello di dover portare prove a sostegno di patologie simili. L’immaturità adolescenziale non sarà più sufficiente a dimostrare una non imputabilità”, chiarisce Mencacci. Insomma, il provvedimento segna “un cambio di paradigma importante. E non c’è dubbio che le consulenze tenderanno crescere, dovendo documentare in maniera molto più precisa le condizioni clinico-diagnostiche del minore”.

