Aprile dolce dormire? Sì, ma non per tutti. “In Italia il 30% della popolazione almeno occasionalmente ha sperimentato l’insonnia e fino all’8% ne soffre in modo cronico: vuol dire avere un sonno di qualità scadente per almeno tre giorni a settimana da almeno tre mesi. L’insonnia non dipende dal numero di ore dormite, ma dalla qualità del risveglio”, chiarisce Piero Barbanti, direttore dell’Unità per la cura e la ricerca su cefalee e dolore dell’Irccs San Raffaele di Roma. “Il fatto è che l’insonnia diventa quasi inevitabile con il nostro stile di vita. E aprile, dopo il ritorno dell’ora legale, è un mese difficile: chi dorme male, dormirà peggio”, dice a LaSalute di LaPresse.
L’effetto aprile sul sonno
Alzi la mano chi all’improvviso, con la primavera, ha l’impressione di far fatica a carburare. Nervi tesi, eccesso di stress, stile di vita multitasking rubano il sonno e il ritorno dell’ora legale peggiora le cose per tutti. “In questo mese dell’anno in realtà si sommano due aspetti: la lontananza dall’ultimo periodo di ferie prolungate, tra Natale e Capodanno, e appunto l’ora legale che ci fa alzare quando fuori c’è ancora poca luce”, spiega Barbanti.
“Se i tedeschi fanno 4 interruzioni l’anno da 10 giorni l’una, noi italiani siamo condensatori di vacanze: in inverno facciamo magari una settimana bianca e poi le ferie estive (i weekend non contano, perché non si stacca abbastanza a lungo la spina, ndr). Così arriviamo al periodo di Pasqua in affanno e davvero stanchi”.
“A tutto questo si aggiunge l’effetto dell’ora legale, che tutti i neurologi vorrebbero abolire – assicura lo specialista – Questo perché al risveglio la luce solare riallinea l’orologio biologico, ma ora in genere quando ci svegliamo c’è meno luce del solito e il reset non è così efficace. Non solo: avere più luce il pomeriggio ci porta a vivere un’ora in più in maniera attiva. È come se prima di ‘tornare a cuccia’ fossimo costretti a fare un’ora di lavoro in più”. Ecco spiegata la sensazione di essere ‘stonati’ e un po’ in debito di sonno.
Un effetto deleterio “concentrato nel primo mese, proprio perché ad aprile la luce al risveglio è particolarmente ridotta e noi siamo spinti a produrre più cortisolo” per sfruttare al meglio la giornata fino al tramonto.
Stile di vita nemico del sonno
Il problema però è più generale. “Il nostro stile di vita ci premia quanto più siamo accelerati: se siamo multitasking, però, iperattiviamo il cervello che fatica poi a staccare ed entrare nella modalità notte. Dormire non vuol dire appisolarsi o avere sonnolenza, ma un cervello che rallenta l’attività sotto la spinta di particolari ormoni e neurotrasmettitori. Il problema è che raramente si pratica l’igiene del sonno, che consiste nel riscoprire il valore rilassante della sera: il nostro stile di vita prevede solo il giorno e la notte”, rileva Barbanti.
Invece rallentare la sera è fondamentale: “Sarebbe una camera di decompressione in cui passare per rilassarci e favorire il riposo”. Ovviamente in questi casi l’uso di dispositivi digitali prima di dormire non aiuta.

Riti propiziatori e principi attivi naturali
Ma allora cosa serve davvero per conciliare il sonno? “È utile tutto ciò che funziona”, assicura Barbanti. Sì dunque a quelle che il neurologo definisce “procedure propiziatorie”, come la tisana, l’ascolto della musica, la lettura. “Un aiuto arriva anche dai principi attivi naturali come la valeriana, che ha un grande effetto rilassante, la passiflora e la melatonina”.
Melatonina e sonno, come funziona
“Attenzione: la melatonina – puntualizza lo specialista – aiuta a prendere sonno, ma non a mantenerlo. Quindi ha senso per chi ha problemi ad addormentarsi, oppure quando il sonno compare molto tardi nella notte. In questi casi, prendendo la melatonina due ore prima dell’ora di dormire, il soggetto ne avrà beneficio”.
Curare l’insonnia con i farmaci
“Ci sono poi persone che non dormono perché soffrono di insonnia psicofisiologica: sono elettriche e non possono cambiare stile di vita. Dopo aver provato tisane e infusi che non hanno funzionato, hanno bisogno di farmaci ipnoinduttori: in questi casi sono molto usate le benzodiazepine o i cosiddetti farmaci Zeta, dall’iniziale del nome chimico: zolpidem, zopiclone e zaleplon. In commercio c’è anche una nuova categoria di farmaci antagonisti dell’orexina, il nome del medicinale è daridorexant: si tratta di un farmaco antiveglia. Agisce in maniera rivoluzionaria sul sonno, ma il problema è il costo: un mese di cura costa 90 euro”, dice il neurologo.
Se a rovinare il sonno è il movimento delle gambe
A volte a ostacolare il riposo sono alcune malattie: “In caso di depressione, il sonno è uno dei sintomi tipici: si normalizzerà quando sarà stata curata la depressione. Se invece l’insonnia è dovuta a movimenti inconsulti delle gambe durante la notte o alla sindrome delle gambe senza riposo, non c’è sonnifero che tenga: chi ne soffre dovrà usare farmaci mirati per risolvere questi problemi”, conclude Barbanti.

