Alzheimer, prevenzione alleata preziosa: evitabile fino al 40% dei casi

Alzheimer, prevenzione alleata preziosa: evitabile fino al 40% dei casi

Alzheimer: dieta mediterranea, attività fisica e riposo adeguato sono importanti fattori preventivi. E anche le vaccinazioni di routine abbassano il rischio.

Fino al 40% dei casi di Alzheimer potrebbe essere evitato grazie ad alcune vaccinazioni di routine, come quelle contro herpes zoster, influenza e pneumococco. Ma anche l’attività fisica gioca un ruolo chiave nel ritardare il declino cognitivo. Sono alcune delle evidenze discusse durante il ventiseiesimo congresso nazionale dell’Associazione italiana di psicogeriatria (Aip).

Fattori protettivi contro l’Alzheimer

Secondo studi recenti, fare almeno 7mila passi al giorno può ridurre il carico di beta-amiloide. Dormire tra le 7 e le 8 ore, inoltre, è associato a un minor rischio di demenza. E sul fronte alimentare la dieta mediterranea si conferma come fattore protettivo, con una riduzione del rischio di declino cognitivo compresa tra l’11% e il 30%. 

“L’emergere di queste evidenze si inserisce in un contesto demografico in rapido cambiamento: in Italia il 24% della popolazione ha più di 65 anni e l’8% supera gli 80, ma due terzi degli anziani sono ancora autosufficienti”, sottolinea Angelo Bianchetti, segretario scientifico di Aip.

“La sfida – aggiunge – è evitare che l’età venga automaticamente associata a malattia o disabilità, contrastando il fenomeno dell’ageismo e promuovendo un invecchiamento attivo. La fragilità non è inevitabile: può essere prevenuta e rallentata, se si interviene in tempo”. 

Le novità terapeutiche

Sul fronte terapeutico, gli anticorpi monoclonali lecanemab e donanemab – che agiscono rimuovendo la beta-amiloide – rappresentano “un passo avanti importante, ma non risolutivo”, come sottolinea Carlo Serrati, presidente eletto di Aip. 

“Non siamo di fronte a una cura definitiva: questi trattamenti rallentano la progressione della malattia, ma richiedono una profonda riorganizzazione del sistema sanitario, a partire dalla diagnosi precoce fino alla gestione dei pazienti nel tempo”. Si tratta infatti di terapie complesse, dai costi elevati e con benefici limitati a specifiche categorie di pazienti. Anche per queste ragioni, Aifa non ha ammesso questi farmaci alla rimborsabilità.

La diagnosi precoce

Intanto la diagnosi precoce promette di cambiare le regole del gioco. L’ipotesi di individuare il rischio Alzheimer con un semplice esame del sangue –  grazie al dosaggio di biomarcatori come beta-amiloide e tau – non è più fantascienza. Ma il nodo è organizzativo. “Identificare precocemente i pazienti significa ripensare l’intero percorso assistenziale”, avverte Angelo Bianchetti. “Serve una rete territoriale forte, che coinvolga famiglie, caregiver e servizi sociali”. 

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