Per una volta scienza e sport si dividono. “Il Cio (Comitato olimpico internazionale) sembra voler ripercorrere una strada già percorsa e abbandonata per le sue incertezze scientifiche e le sue conseguenze umane”, dice a LaSalute di LaPresse il genetista dell’Università di Tor Vergata Giuseppe Novelli, commentando le nuove regole annunciate per le atlete transgender.
La decisione del Cio sulle transgender
Con una mossa destinata a far discutere, il Comitato olimpico internazionale ha infatti subordinato la partecipazione alle competizioni femminili delle Olimpiadi di Los Angeles del 2028 all’esecuzione di test cromosomici, già in vigore dal 1968 al 1996. Una decisione che, di fatto, si allinea con l’ordine esecutivo del presidente degli Stati Uniti Donald Trump sullo sport femminile in vista dei Giochi di Los Angeles del 2028.
La partecipazione alle competizioni olimpiche femminili sarà riservata alle persone di sesso biologico femminile, non portatrici del gene SRY, ha annunciato il Cio in un comunicato.
“Il sesso non è riconducibile a un singolo gene”
Per Novelli “la decisione di imporre il test per il gene SRY si basa su una visione riduttiva del sesso biologico, smentita dagli stessi scienziati che quel gene lo hanno scoperto e studiato per decenni. Il sesso – scandisce il genetista, già rettore dell’ateneo romano – non è riconducibile a un singolo gene. Un test così non dice nulla sullo sviluppo effettivo dell’atleta, sulla presenza di eventuali condizioni come l’insensibilità agli androgeni, né sul reale vantaggio competitivo”.
“Nel 1996 atlete con il gene SRY vennero riconosciute come donne e gareggiarono regolarmente. Oggi, invece, si rischia di escludere delle sportive sulla base di un indicatore parziale, se non fuorviante. Lo sport dovrebbe fondarsi su evidenze scientifiche solide e sul rispetto delle persone. Tornare a test genetici obbligatori non è un passo avanti per l’equità, ma un ritorno a pratiche che hanno già dimostrato tutti i loro limiti”, conclude Novelli. Il cammino verso le Olimpiadi americane si annuncia in salita, non solo per le transgender.

