Quella della prof accoltellata a Bergamo è “l’ennesima vicenda di un ragazzino che confonde la realtà dei videogiochi con la vita vera. E che, pur di farsi vedere nell’unico mondo che evidentemente frequenta e conosce, quello dei social, arriva a fare quello che ha fatto”. Così Emi Bondi, psichiatra e psicoterapeuta direttrice del Dipartimento di salute mentale dell’ospedale Papa Giovanni di Bergamo, analizza con LaSalute di LaPresse l’aggressione all’insegnante di francese accoltellata a scuola da un suo studente di 13 anni.
La donna, ricoverata al Papa Giovanni XXIII, è stata trasferita in reparto ed è in miglioramento.
Come in un videogame
L’aggressore, uno studente di terza media, ha filmato l’attacco trasmettendolo su Telegram. “Visto che a quanto pare i ‘ragazzi’ non capiscono cosa sia giusto e cosa no, userò questo a mio vantaggio: non posso essere incarcerato, dato che in Italia l’età minima per la responsabilità penale è 14 anni, non posso nemmeno essere processato, quindi farò quello che ho sempre voluto fare, uccidere lei e chiunque cerchi di impedirmelo”, si legge nel manifesto in cui il ragazzino espone il suo piano.
La prof accoltellata a Bergamo sarebbe colpevole di aver messo allo studente un brutto voto e di aver preso le parti di un altro alunno in una lite. Di qui la vendetta in diretta social. Un’operazione curata nei dettagli, abbigliamento incluso.
“Per quanto riguarda la maglietta, la scelta non è stata casuale – si legge nel manifesto – Non ho scelto la solita roba da selezione naturale. Sono unico e non sono una copia di nessun precedente attacco scolastico. Voglio essere riconosciuto per essere andato controcorrente: voglio portare novità. Vendetta non è una parola scelta a caso. Rappresenta ciò che provo, mi sto prendendo la dolce vendetta che merito uccidendo le persone che mi hanno fatto del male”.
Parole durissime, quelle usate dallo studente della prof accoltellata a Bergamo. “Colpisce l’età: gli aggressori sono sempre più piccoli. Questi episodi sono segnali d’allarme, spie di un malessere profondo della nostra società: ci devono scuotere e motivare a riflettere per intervenire”, dice Bondi.
Tra social e solitudine
Per la psichiatra c’è anche una responsabilità dei social, “costruiti per attrarre”. E proprio in questi giorni arriva la notizia di una giuria di Los Angeles che ha riconosciuto Meta e Google responsabili dei danni psicologici subiti da una 20enne californiana, stabilendo un risarcimento di 3 milioni di dollari. La giovane aveva accusato Instagram e YouTube di averla indotta alla dipendenza fin dall’infanzia.
Il fenomeno delle aggressioni a scuola secondo Bondi non è solo colpa dei social, ma va letto insieme alla “solitudine delle nuove generazioni e all’assenza degli adulti di riferimento che dovrebbero guidare ed educare. Il terzo elemento – segnala la psichiatra – è l’intolleranza alle frustrazioni. Il ragazzino aveva preso un brutto voto e voleva vendicarsi. Occorre insegnare il rispetto delle regole e ad accettare le conseguenze delle nostre azioni”, conclude.

