Seconda tappa della “rivoluzione gentile” per favorire l’aderenza degli italiani alle cure. Ad annunciarla è stato il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, a margine di un affollato incontro al ministero alla Salute. Alla folta platea di industriali del farmaco, farmacologi, farmacisti e altri specialisti del settore, Gemmato ha chiarito quello che aveva appena annunciato ai giornalisti: “Entro il 30 marzo nuove categorie di farmaci verranno trasferite dagli ospedali alla farmacia”.
Obiettivo 90%
L’obiettivo è ambizioso e la rivoluzione è solo all’inizio: “Puntiamo a spostare il 90% dei farmaci dalla distribuzione diretta negli ospedali alla farmacia”, ha aggiunto il sottosegretario. Il passaggio dei medicinali della cosiddetta distribuzione diretta, ovvero negli ospedali, alle “farmacie pubbliche e private convenzionate sotto casa”, migliora “l’aderenza e la compliance terapeutica, quindi il cittadino si cura meglio, non si ospedalizza e ritarda l’insorgenza dei sintomi facendo risparmiare lo Stato”.
D’altra parte il tema dell’aderenza alle cure è fondamentale, ha sottolineato il presidente di Aifa Robert Nisticò: “Solo la metà dei pazienti italiani è aderente alle terapie”, un dato che scende al 27% nel caso del diabete e al 20% per asma e Bpco. Un fenomeno che comporta sprechi e impatta sulla salute.
La soluzione? Portare le terapie più vicine al malato. Ma per Gemmato anche il tema della sostenibilità – dopo le ultime polemiche sulla spesa farmaceutica ‘fuori controllo‘ – è fondamentale. “Dall’indagine svolta con il passaggio delle gliflozine in farmacia abbiamo avuto 9,2 milioni di euro di risparmio in un trimestre”, rivendica.
Il caso degli anti-diabetici
Il sottosegretario ha ricordato i dati Aifa che confrontano, a parità di consumi, la spesa prima e dopo il passaggio di questa classe di antidiabetici dalla distribuzione per conto a quella attraverso le farmacie convenzionate. “Il cambio di canale distributivo delle gliflozine ha determinato, in un solo trimestre, un risparmio di 9,2 milioni di euro. La proiezione su base annua è pari a circa 36,5 milioni di euro, con un potenziale incremento legato alle nuove condizioni negoziali in vigore dal 2026 e al completamento del trasferimento dei farmaci al canale convenzionato”, ha chiarito Gemmato. “Abbiamo chiesto all’industria di ‘girare’ alla farmacia lo stesso sconto praticato alle Regioni”.
La reazione delle imprese produttrici di farmaci
“In questo momento abbiamo bisogno di urgenza, perché il mondo cambia alla velocità della luce attorno a noi. Dobbiamo decidere se vogliamo guidare il cambiamento o esser trascinati. Sono positive le riforme che cambiano concretamente l’accesso alle terapie e promuovono il ruolo dei farmaci come strumento che crea valore per il Ssn e la nazione”, commenta il presidente di Farmindustria, Marcello Cattani.
“La prossimità delle cure per i pazienti attraverso la distribuzione convenzionata, nel rispetto dell’appropriatezza, semplifica i percorsi assistenziali, migliora l’aderenza terapeutica e la presa in carico”. Per Cattani “è la testimonianza che scelte mirate di governance generano benefici concreti per la salute e per lo stesso Servizio sanitario nazionale. I dati presentati confermano che nuovi modelli organizzativi, gestione sostenibile della spesa, uso efficace delle risorse stanziate, sviluppo industriale, possono e devono procedere insieme”.
Il presidente di Farmindustria non dimentica le ombre sul settore: “Farmaci e vaccini rappresentano un investimento e non un costo e l’Italia deve far crescere ancora di più la propria capacità di produrli e svilupparli. Superare le logiche del payback, introdurre un meccanismo di early access, rafforzare la capacità produttiva e di ricerca, sono passi fondamentali per la salute dei cittadini di oggi e di domani. Al tempo stesso dobbiamo renderci più autonomi nella produzione di APIs e farmaci di ampia diffusione, scarsamente valorizzati nel momento in cui le guerre, le tariffe, e l’incremento dei costi delle filiere impongono un cambiamento radicale di strategia”.
Per Cattani il Testo Unico sulla Legislazione Farmaceutica “sarà un’altra grande occasione di riforma, più che mai necessaria per rispondere alle sfide dello scenario globale”.
E quella dei pazienti
D’altra parte anche i cittadini chiedono da tempo di avvicinare i farmaci al territorio, ha ricordato la segretaria di Cittadinanzattiva Anna Lisa Mandorino. “Siccome si aspetta una riforma più complessiva del settore con il Testo unico, possiamo dire che la notizia di oggi e la farmacia dei servizi sono un pezzettino della riforma, che seguiamo con attenzione”.
Il bilancio di una rivoluzione in corso
“Da due anni abbiamo avviato quella che definisco una ‘rivoluzione gentile’, grazie al passaggio di alcuni farmaci le per malattie croniche dalla gestione delle farmacie ospedaliere a quelle sotto casa: un intervento capace di migliorare concretamente l’accesso alle cure per i cittadini, rafforzando il principio di prossimità”, ha detto Gemmato ricordando i risultati di un’indagine Censis: “Il 94% dei cittadini italiani chiede la possibilità di avvicinare la distribuzione dei farmaci. Noi lo stiamo facendo e, lo ribadisco, facendo risparmiare le casse dello Stato”.
“Abbiamo già spostato due categorie: le gliptine e le gliflozine. Entro il 30 marzo, così come previsto dalla legge di bilancio, verranno trasferite altre categorie di medicinali, per portare la prossimità anche in tema di farmaceutica ai cittadini malati”. Ma di che farmaci si tratta? Bocche cucite ancora a Lungotevere Ripa, ma a quanto si apprende si tratterebbe ancora di antidiabetici.


