Preoccupa la notizia dei 133 casi di epatite A in Campania da inizio anno, con un incremento negli ultimi giorni. Una situazione che ha spinto la Regione a rafforzare le attività di controllo lungo l’intera filiera dei molluschi bivalvi. Ma come si contrae l’epatite A e quanto deve allarmarci questa notizia? “In effetti 133 casi non sono pochi, ma non è automaticamente un allarme grave per la popolazione generale. Va interpretato nel contesto”, spiega a LaSalute di LaPresse Fabrizio Pregliasco, direttore della Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva all’Università degli Studi di Milano.
“Pensiamo che in tutta Italia nel 2024 ci sono stati circa 443 casi di epatite A, quindi 133 concentrati in una sola regione e in poche settimane indicano un focolaio locale, non un’epidemia nazionale”.
Che cos’è l’epatite A e come si manifesta
L’epatite A è un’infezione acuta del fegato causata dal virus HAV. “Si trasmette per via oro-fecale, cioè attraverso ingestione di acqua o cibi contaminati oppure per contatto stretto con una persona infetta. Il contagio può avvenire anche prima che compaiano i sintomi, perché il virus è presente nelle feci già 7-10 giorni prima dell’esordio clinico. Il periodo di incubazione varia in genere da 15 a 50 giorni. I sintomi più frequenti sono febbre, malessere, nausea, dolori addominali, urine scure e ittero. Ma nei bambini l’infezione può anche decorrere senza sintomi evidenti”.
Le cozze e tutti gli alimenti sospetti
Nella trasmissione alimentare “un ruolo importante spetta ad alcuni alimenti consumati crudi o non sufficientemente cotti, in particolare i molluschi bivalvi, ma anche acqua contaminata, frutta, verdura e frutti di bosco. I molluschi bivalvi come cozze, vongole e ostriche possono accumulare particelle virali durante la filtrazione di acque contaminate, per questo il consumo crudo o poco cotto rappresenta un rischio che va evitato”, raccomanda il virologo.
“Il fattore di rischio numero uno sono proprio i frutti di mare consumati crudi o poco cotti”, interviene Massimo Ciccozzi, epidemiologo dell’Università Campus Bio-Medico di Roma. “Facemmo un esperimento qualche tempo fa preparando sugo di cozze, cozze al gratin e sauté. Abbiamo scoperto che cuocendo la cozza aperta per un minuto a 100 gradi uccide il virus, dunque non è vero che questi molluschi sono cotti appena si aprono”, dice a LaPresse.
Poi “attenzione anche al ‘rinfresco’ della cozza con acqua di mare: in questo modo se c’è il virus nelle acque, queste si contaminano”, aggiunge Ciccozzi. “Si tratta di focolai epidemici che tornano con regolarità specie al Sud Italia e là dove si consumano molluschi crudi”, afferma l’epidemiologo.
Come proteggersi dall’epatite A
“Per proteggersi la misura più importante è semplice: evitare il consumo di molluschi crudi o appena scottati. Per cozze, vongole e altri molluschi bivalvi la sola apertura delle valve non deve essere considerata una garanzia sufficiente di sicurezza: la cottura – raccomanda anche Pregliasco – deve proseguire fino a quando il prodotto risulta ben cotto in modo uniforme. In altre parole, non vanno consumati molluschi ‘appena aperti’, tiepidi o solo parzialmente cotti. È inoltre fondamentale acquistarlo soltanto da rivenditori autorizzati, verificando etichettatura, provenienza e corrette modalità di conservazione, ed evitare in modo assoluto prodotti di dubbia provenienza o venduti fuori dai canali ufficiali”.
Nel caso dei frutti di bosco “occorre distinguere tra freschi e surgelati: quelli freschi vanno lavati accuratamente sotto acqua corrente potabile subito prima del consumo, quelli congelati o surgelati, invece, devono essere consumati solo dopo cottura (la raccomandazione riportata dall’Istituto Superiore di Sanità è di portarli a ebollizione a 100° C per almeno 2 minuti. Non devono quindi essere usati crudi per guarnire dolci, yogurt, semifreddi o macedonie)”.
Le regole pratiche da seguire ogni giorno sono poche, ma cruciali: “Lavare accuratamente le mani con acqua e sapone per almeno 20 secondi prima di cucinare, prima di mangiare, dopo l’uso del bagno, dopo il cambio del pannolino e dopo aver assistito una persona malata; separare alimenti crudi e cotti, usando utensili e taglieri diversi oppure lavandoli accuratamente tra un uso e l’altro”.
E ancora: “Pulire e sanificare piani di lavoro, coltelli, lavelli e superfici dopo la manipolazione di alimenti crudi; lavare bene frutta e verdura da consumare crude sotto acqua corrente; bere solo acqua sicura e non utilizzare acqua di provenienza non controllata per bere, lavare alimenti o preparare ghiaccio; non preparare cibo per altre persone se si hanno sintomi compatibili con epatite o disturbi gastrointestinali, fino a una valutazione medica”.
Il vaccino
“La vaccinazione resta la misura più efficace di prevenzione. È particolarmente importante per i contatti di casi di epatite A e per le persone a maggiore rischio. In caso di esposizione recente, la valutazione deve essere tempestiva: la vaccinazione post-esposizione, ed eventualmente le immunoglobuline in situazioni selezionate, sono tanto più efficaci quanto più precocemente vengono somministrate”, chiarisce lo specialista.
“È fondamentale inoltre – aggiunge – che chi è stato a stretto contatto con un caso confermato si rivolga subito al proprio medico o ai Servizi di Prevenzione della Asl”.
Quando andare dal medico
Quando andare dal medico? “In presenza di sintomi come nausea persistente, forte stanchezza, dolore addominale, urine scure, feci chiare o colorazione gialla della pelle e degli occhi. Nella maggior parte dei casi la guarigione è completa, ma il decorso può essere più impegnativo negli adulti più anziani e nelle persone con patologie epatiche preesistenti”, conclude il virologo.

