Mezzo secolo di oncologia medica in Italia, il francobollo e 300 molecole

Mezzo secolo di oncologia medica in Italia, il francobollo e 300 molecole

Un un francobollo molto speciale, dedicato dagli oncologi Cipomo alla figura di Gianni Bonadonna, celebra l’oncologia medica.

Dal bisturi ai farmaci: l’oncologia medica negli ultimi 50 anni in Italia ha rivoluzionato il trattamento del cancro, grazie all’arrivo di oltre 300 molecole diverse. Una rivoluzione anche concettuale ricordata da un francobollo molto speciale, dedicato dagli oncologi Cipomo alla figura di Gianni Bonadonna, medico milanese che ha contribuito in modo decisivo allo sviluppo di questa disciplina e della chemioterapia moderna. 

Tra San Marino e Roma

L’iniziativa del Collegio Italiano dei Primari di Oncologia Medica (Cipomo), che ha appena concluso il suo congresso a Roma, ha previsto una cerimonia nei giorni scorsi al Palazzo Pubblico della Repubblica di San Marino, alla presenza tra gli altri di Stefania Bonadonna, figlia del professore.

Nella Capitale, invece, soci e relatori intervenuti al Congresso hanno ricevuto un folder contenente i francobolli. L’annullo personalizzato del Congresso riporta la dicitura “Cipomo 1996–2026”, a sottolineare anche i 30 anni dalla fondazione del Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri, nato nel 1996 proprio per sostenere l’oncologia ospedaliera e favorire il trasferimento dei risultati della ricerca nella pratica clinica.

Mezzo secolo di oncologia medica in Italia, il francobollo e 300 molecole

Chi era Gianni Bonadonna che cosa ha fatto

Gianni Bonadonna bn era un medico qualunque, ma si era formato negli Stati Uniti. Passò anni negli Usa, al Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York e tornato in Italia, portò con sé una mentalità nuova. Il medico doveva essere uno scienziato che usava i dati, non solo l’istinto. E il tumore non è solo dove si vede (e si può asportare).

Negli anni ’70 Bonadonna – insieme al collega Umberto Veronesi – innovò il settore. Prese tre farmaci diversi (il protocollo CMF) e propose di usarli dopo che il chirurgo aveva tolto il tumore visibile.  Molti colleghi erano scettici, ma Bonadonna dimostrò, dati alla mano, che quella “pulizia chimica” (terapia adiuvante) abbatteva drasticamente il rischio che il cancro tornasse.

E ora veniamo ai 50 anni: nel 1976 Bonadonna pubblicò sul ‘New England Journal of Medicine’ lo studio che introdusse uno dei primi schemi di chemioterapia combinata nel trattamento adiuvante, cioè somministrato dopo l’intervento chirurgico per ridurre il rischio di recidiva del tumore al seno. Un lavoro destinato a diventare riferimento internazionale e a fare la differenza nella lotta al cancro.

L’oncologia moderna

Come ha spiegato Paolo Tralongo, presidente Cipomo e responsabile dell’Oncologia medica dell’ospedale di Siracusa, con il francobollo “celebriamo un passaggio storico che ha cambiato il modo di curare il cancro e la vita delle persone grazie all’intuizione, alla genialità e alla straordinaria capacità scientifica di Gianni Bonadonna. L’oncologia moderna nasce dall’integrazione tra ricerca scientifica e assistenza ospedaliera: è su questa continuità che si fondano i risultati di oggi”.

Risultati preziosi: in Italia oltre 3,7 milioni di persone vivono dopo una diagnosi di tumore. “È una storia di cui siamo orgogliosi e di cui vogliamo portare avanti la tradizione negli ospedali pubblici per il bene dei nostri pazienti”, ha aggiunto il presidente del Congresso, Carlo Garufi, direttore dell’Oncologia medica dell’ospedale San Camillo Forlanini di Roma.

Quello di Bonadonna è un nome noto in tutto il mondo: dal 2007 l’American Society of Clinical Oncology (Asco) gli intitola un premio, il ‘Gianni Bonadonna Breast Cancer Award and lecture’, destinato a premiare gli innovatori nella lotta al tumore al seno.

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