San Valentino dal cuore al cervello. Negli ultimi anni le neuroscienze hanno iniziato a indagare per capire cosa succede quando scatta l’amore. Ebbene, i circuiti che si accendono “sono in gran parte gli stessi che si attivano nelle dipendenze da sostanze”. A spiegarlo sono i medici anti-bufale di Dottoremaeveroche.it, il portale contro le fake news della Fnomceo (Federazione nazionale degli ordini dei medici). Insomma, perdere la testa per qualcuno non è solo un modo di dire.
Nel circuito del piacere
Iniziamo col dire che nel nostro cervello c’è un circuito del piacere. Ma come funziona? “Immaginiamo che il nostro cervello abbia una centralina programmata per farci sopravvivere: ogni volta che facciamo qualcosa di buono, come mangiare quando abbiamo fame o bere quando abbiamo sete, questa centralina rilascia una scarica di una sostanza chimica chiamata dopamina”, spiegano i dottori anti-bufale.
Questa scarica è la ricompensa: una sensazione “di appagamento e benessere che ci fa dire ‘voglio farlo di nuovo’ ed è il modo in cui la natura ci convince” a “formare legami di coppia stabili per garantire la riproduzione e la cura dei figli”. Ci credereste? Si tratta dello stesso identico circuito che viene ingannato da alcune droghe pesanti, come la cocaina.
Quando il cervello riceve queste scariche così intense, impara rapidamente a desiderarle sopra ogni altra cosa. “Ed è proprio qui che nasce il meccanismo della dipendenza”. Con scariche di benessere e crisi d’astinenza. “Per questo l’amore, almeno nelle sue fasi iniziali, può essere considerato una forma di dipendenza”, dicono i dottori anti-bufale.
Cosa si accende e cosa si spegne nel cervello
‘Guardando’ nel cervello con le moderne tecniche mediche è stato possibile scoprire che l’innamoramento attiva aree precise del cervello. Ovvero “l’area tegmentale ventrale, una zona che produce dopamina, il neurotrasmettitore della gioia e della motivazione. È qui – dicono i dottori anti-bufale – che nasce quella spinta travolgente che ci fa sentire su di giri con la persona amata”.
Ma attenzione: nel cervello si ‘spegne’ anche il senso critico: si riduce l’attività della corteccia frontale, responsabile del giudizio. Ecco perché all’inizio il partner ci appare perfetto. E i difetti appaiono solo dopo. Si disattiva anche l’amigdala, l’area che gestisce i pericoli. “Questo ci rende più temerari e pronti a tutto pur di stare con la persona amata”. Inoltre i livelli di serotonina si abbassano drasticamente un po’ come nei disturbi ossessivi.
Una tempesta chimica che coinvolge anche il corpo: i livelli di cortisolo (l’ormone dello stress) aumentano, preparando l’organismo alla “crisi” dell’innamoramento e causando battito accelerato, mani sudate e guance arrossate. Ci sono poi l’ossitocina e la vasopressina: la prima rilasciata durante il sesso e intensificata dal contatto pelle a pelle, approfondisce i sentimenti di attaccamento e fa sentire le coppie più vicine dopo aver avuto rapporti sessuali.
L’amore tra San Valentino e il manuale diagnostico
Mentre la vasopressina è collegata al comportamento che produce relazioni monogame a lungo termine. Ma allora la dipendenza affettiva? “Parliamo di dipendenza quando un comportamento diventa così compulsivo da compromettere la capacità di una persona di vivere una vita equilibrata e appagante causando sofferenza a sé stessa o a alle persone che le sono intorno. È importante però chiarire che attualmente la dipendenza affettiva non è inserita come disturbo autonomo nel DSM-5, il manuale diagnostico dei disturbi mentali”, spiegano i dottori anti-bufale.
Insomma, “considerarla una patologia ufficiale presenta dei rischi: potrebbe portare a ‘medicalizzare’ normali sofferenze sentimentali o essere usata impropriamente come scusante per attenuare la responsabilità penali”. Insomma, il meccanismo cerebrale è complesso, ma l’amore non è il sintomo di una malattia.

