Se la salute è un gioco da ragazzi, 3 corti emozionano e fanno pensare

Se la salute è un gioco da ragazzi, 3 corti emozionano e fanno pensare

Raccontare in modo innovativo ai giovani l’importanza di prevenzione e salute mentale: il progetto CAREmotions.

Se ormai i giovanissimi si informano soprattutto in rete e sui social, scrollando in velocità video e pescando le informazioni qui e lì, la soluzione per aiutarli a proteggere la propria salute è renderli protagonisti, dando voce e corpo alle loro emozioni.

È la scommessa da cui è partito CAREmotions, progetto presentato oggi a Roma e nato dalla collaborazione tra Fondazione Msd e Naba, Nuova Accademia di Belle Arti. Un’iniziativa culminata in tre corti fulminanti, che arrivano al cuore e, senza inutili lungaggini, mettono in luce le insidie del cibo fast food e le trappole che compromettono la salute mentale. 

Temi che interessano i ragazzi, raccontati con il linguaggio giusto, in modo da evitare noia e paternalismo. Perché ai giovani la salute interessa, eccome. A confermarlo è l’indagine condotta da Fondazione Msd su oltre 2.000 studenti della Naba tra i 19 e i 25 anni. Risultato? Otto giovani su 10 dichiarano di informarsi su questo tema con una frequenza almeno settimanale. Oltre il 70% cerca informazioni legate alla prevenzione e al benessere. Ma le informazioni devono essere rapide e facilmente fruibili.

Se la salute è un gioco da ragazzi, 3 corti emozionano e fanno pensare
Un momento della presentazione di CAREmotions

Da Google a TikTok

I motori di ricerca, in particolare Google, rappresentano il principale punto di accesso alle informazioni, seguiti dai social media: Instagram, TikTok e YouTube concentrano complessivamente oltre il 50% dei contatti con contenuti informativi. Che sono favoriti se sotto forma di video brevi o immagini.

La salute passa per le emozioni 

Così è nato il progetto: affiancati dai docenti del Triennio in Cinema e Animazione di Naba e dal supervisore scientifico Andrea Grignolio, professore di Storia della Medicina all’Università Vita-Salute San Raffaele, gli studenti hanno ideato e realizzato i tre corti inediti studiati per parlare ai coetanei. 

“Occorre usare un linguaggio innovativo se vogliamo raggiungere il cuore e la mente dei giovani, rendendo i temi della salute più accessibili. E questi ragazzi lo hanno subito capito”, ha confidato a LaPresse Marina Panfilo, direttrice di Fondazione MSD.

“Perché è quando si è giovani che si costruisce un futuro in salute. Non basta avere conoscenze scientifiche, ma bisogna anche emozionare. E con questi video abbiamo visto che i ragazzi, lavorando insieme ad esperti di cinema, sanno comunicare ai coetanei l’importanza di uno stile di vita corretto, o di chiedere aiuto per tutelare la propria salute mentale. Questi tre corti evidenziano arte cinematografica, competenza e passione”, ha aggiunto.

I 3 corti, fra trappole e mostri

Se scegli con cura ciò che mangi, il conto da pagare sarà meno caro. Questo il messaggio di “Lo Scontrino”, che accende le telecamere sulle abitudini dei ragazzi e sullo stile di vita. “Dope Game” affronta invece il tema del loop dopaminico, sfruttando anche l’animazione per evidenziare la trappola del mondo virtuale e la necessità recuperare stimoli autentici. Con “The Stranger” si apre una finestra sul disagio mentale, raccontando come il mostro dentro di noi alteri la percezione della realtà e sottolineando l’importanza di chiedere aiuto.

“Il progetto ha rappresentato per gli studenti un’esperienza di grande valore, sia da un punto di vista formativo che creativo”, ha testimoniato Fabio Capalbo, Course Leader del Triennio in Cinema e Animazione di Naba, campus di Roma. “I ragazzi hanno potuto confrontarsi con temi complessi e di forte impatto sociale, esercitando la propria creatività e raffinando le proprie competenze tecniche e professionali nel tradurre queste tematiche in un linguaggio efficace e di impatto per altri ragazzi come loro”.

Un bisogno che troppo spesso resta sottotraccia

Perché in realtà la salute interessa davvero i giovanissimi. Basta parlare loro nel modo giusto. Lo ha spiegato Roberta Mochi, dirigente dell’Ufficio stampa della Asl Roma 1: “Riceviamo circa 500 messaggi al giorno dai ragazzi: ci parlano di problemi diversi, dall’ansia al cyberbullismo, temi di cui fanno fatica a confrontarsi in famiglia”.

“I ragazzi hanno una soglia dell’attenzione bassissima – ha aggiunto Mochi – ma sono davvero interessati alla salute. In questo periodo siamo nelle scuole con un progetto e facciamo fatica ad andare via, perché gli studenti sono affamati di risposte”.

Insomma, non è la curiosità a mancare, ma la diffusione di messaggi corretti ‘confezionati’ nel modo giusto. Forse i tanti esperti del settore farebbero bene a chiedere, prima, consiglio ai ragazzi.

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